Ilva, operai occupano la fabbrica Monti si consulta con Napolitano

Pubblicato il 27 novembre 2012 da redazione

TARANTO – Non si placa la bufera giudiziaria sulla vicenda dell’Ilva di Taranto. Dopo gli arresti che hanno colpito anche i vertici dell’azienda, adesso risultano indagati nell’inchiesta anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano; don Marco Gerardo, segretario particolare dell’ex arcivescovo di Taranto Benigno Papa; un ispettore della Digos, Cataldo De Michele.Per il sindaco l’ipotesi di reato è omissione in atti d’ufficio, un atto dovuto dopo che il consigliere comunale Aldo Condemi il mese scorso aveva denunciato la mancata azione del sindaco a tutela della salute pubblica e la mancata costituzione di parte civile in un processo che si è concluso con la condanna dei vertici dell’azienda siderurgica. Per il sacerdote invece l’accusa è di false dichiarazioni ai pm, mentre l’ispettore è accusato di rivelazione del segreto d’ufficio
Stefano si dice “sereno e convinto di non aver sbagliato”.
– A dire il vero ho appreso la notizia dai giornalisti – spiega – sarei indagato sulla base di una denuncia fatta da un consigliere di opposizione che ha fatto per dieci anni parte della maggioranza che ha portato al dissesto il Comune di Taranto e che non ha fatto niente per l’ambiente, mentre ora mi accusa di omissione di atti di ufficio. Ricordo che sono stato io il primo sindaco a presentare alla magistratura quello che gli stessi magistrati hanno definito un esposto corposo. Sono a posto con la mia coscienza e contento che si farà chiarezza: porterò ai magistrati tutti i documenti, fermo restando che gli uomini possono sbagliare, ma comunque non per dolo – aggiunge Ippazio Stefano.
La vicenda che vede coinvolto il sacerdote invece è quella dei 10mila euro che, secondo l’accusa, Girolamo Archinà, uomo delle relazioni istituzionali dell’Ilva, avrebbe consegnato in una busta il 26 marzo del 2010, qualche giorno prima di Pasqua, in una stazione di servizio dell’autostrada nei pressi di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, a Lorenzo Liberti, ex rettore del Politecnico di Taranto ed ex consulente tecnico di ufficio della Procura proprio nelle inchieste sull’inquinamento, anche lui arrestato ieri. Quest’ultimo si trova ai domiciliari. La consegna della busta venne effettivamente ripresa da una telecamera del sistema di videosorveglianza a circuito chiuso posizionata nella stazione di servizio ma non è chiaro cosa contenesse. Secondo la contabilità dell’Ilva si tratterebbe di una donazione dell’azienda alla Chiesa come accadeva di solito prima di Pasqua. L’ipotesi di reato contestata a don Marco Gerardo riguarda le dichiarazioni agli inquirenti relative a quella presunta donazione.
Sulla vicenda Ilva intanto, a Taranto sale la tensione dopo la decisione annunciata dall’azienda di chiudere gli impianti e lasciare a casa 5 mila dipendenti.
Secondo il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri c’è “un rischio per l’ordine pubblico ed è notevole. Conto molto sul senso di responsabilità di tutti. Teniamo i nervi saldi e speriamo bene perché è una situzione drammatica e per il paese sarebbe un danno irreparabile”. Secondo la titolare del Viminale, infatti, “al di là dei posti di lavoro persi”, a risentirne è l’intero settore dell’indotto.
La replica dei lavoratori alla chiusura annunciata dall’azienda non si è fatta attendere. Ieri mattina centinaia di operai si sono radunati davanti agli ingressi e, non potendo entrare perché i loro badge erano già stati disabilitati, hanno forzato i varchi della portineria D dello stabilimento entrando anche nella Direzione del siderurgico occupandola. Alle 7 è poi iniziato lo sciopero proclamato da Fiom Cgil- Fim Cisl e Uilm Uil in seguito alla decisione dell’azienda di mettere in libertà i dipendenti dell’area a freddo non solo di Taranto ma anche delle altre fabbriche italiane. Dinanzi alle portinerie i lavoratori si sono riuniti in sit-in, mentre qualche momento di tensione si è registrato tra chi voleva entrare e chi invece invitava a scioperare. In mobilitazione anche gli operai di Genova dove un corteo di un migliaio di persone che protestano per la chiusura dello stabilimento di Taranto ha interrotto i collegamenti stradali tra il Ponente e il centro città. È previsto per domani l’invio di alcuni pulman di manifestanti a Roma, davanti alla sede del ministero dell’Ambiente, dove verrà discussa la vicenda.
Il governo dal canto suo segue la vicenda con particolare impegno. La questione, a quanto si apprende, è stata affrontata anche nell’incontro tra il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e il premier Mario Monti. Vicenda che già ieri mattina il capo dello Stato aveva definito ‘’complicata’’. Nel corso del colloquio non è stata esclusa l’ipotesi di un decreto del governo da presentare al prossimo Consiglio dei ministri.
Dal governo, a tentare di spegnere le tensioni interviene il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che si dice ottimista e assicura che una soluzione al problema si troverà già domani. L’incontro convocato dall’esecutivo a Palazzo Chigi, infatti, assicura il ministro, non sarà interlocutorio.
– Stiamo lavorando con il premier Mario Monti e con i miei colleghi ministri per risolvere la situazione in tempi rapidi, come peraltro siamo abituati a fare. Credo che la soluzione sarà pronta già giovedì con un provvedimento che consenta di superare questa situazione.
Per Clini, il governo opererà per “rendere possibile la piena applicazione dell’Aia, unica strada per il risanamento, sulla base di quanto disposto dalle direttive europee e dalle leggi nazionali; e allo stesso tempo consentire la continuità delle attività produttive”.
– La continuità non è in contrasto con le prescrizioni dell’autorizzazione integrata ambientale. Il ministero dell’Ambiente e il Governo insistono e otteranno assicurazioni per coniugare lavoro e salute – ha aggiunto Clini spiegando che “la strada potrebbe essere quella di un decreto”.
L’Ilva, fino al pronunciamento del riesame sul ricorso contro l’ultimo provvedimento giudiziario, non ricorrera’ alla cassa integrazione annunciata nei confronti di 1942 operai dell’area a freddo, che usufruiranno delle ferie o comunque rimarranno a carico dell’azienda. Lo ha detto ai sindacati il dirigente del Personale Enrico Martino.

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