La Palestina diventa “stato”, anche l’Italia ha votato sì

NEW YORK – Il giorno tanto atteso da milioni di persone, non solo palestinesi ovviamente, è arrivato: la Palestina è diventato Stato “osservatore” dell’Onu. Un rango di cui gode anche il Vaticano. 65 anni dopo il voto sulla spartizione della Terra Santa in due Stati, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite si è resa protagonista di un’altra giornata storica, approvando una risoluzione che il presidente dell’Anp Abu Mazen ha voluto con forza.

Si tratta di un primo enorme passo verso la nascita di un vero e proprio Stato e verso il riconoscimento della Palestina come Paese membro a pieno titolo delle Nazioni Unite.

Il mondo occidentale si ritrova improvvisamente spaccato: con i soliti imperdonabili Usa al fianco di Israele nel dire ‘no’ alla risoluzione, con argomentazioni ormai fuori da ogni tempo e da ogni moda, e i Paesi dell’Ue incapaci di parlare con una sola voce.

Posizione unica tanto auspicata dall’Italia, a cui fino all’ultimo ha lavorato la diplomazia del nostro Paese, che alla fine ha optato a favore della risoluzione insieme a Francia, Spagna e molti altri Stati europei.

La reazione dell’ambasciata israeliana a Roma è stata immediata: “Siamo molto delusi dalla decisione dell’Italia – uno dei migliori amici di Israele – di sostenere l’iniziativa unilaterale dei Palestinesi alle Nazioni Unite”, è stata la reazione dell’ambasciatore israeliano a Roma Naor Gilon all’annuncio del sì italiano.

“La decisione dell’Italia di votare a favore per la nascita della Palestina come “Stato non membro” all’Onu – ha detto il rappresentante dell’Anp a Roma, Sabri Ateyeh – riflette lo spirito del Paese per la libertà e il rispetto dei diritti umani e testimonia la vicinanza dell’Italia, da sempre, al processo di pace in Medio Oriente”.

Monti ha dal canto suo “manifestato la convinzione che l’assetto finale si possa basare sul principio dei due Stati per due popoli, con lo Stato palestinese che sia patria del popolo palestinese, e lo Stato d’Israele come Stato ebraico, riconoscendone la legittima aspirazione quale patria del popolo ebraico”.

Germania e Regno Unito, sempre più appiattiti sulle posizioni israelo-statunitensi hanno percorso la via dell’astensione.

 

Festa nei Territori

I palestinesi sono scesi in piazza manifestando la loro gioia. Un’immensa dimostrazione di allegria, quasi repressa. Quello che contava ieri era lo storico riconoscimento, votato da più dei due terzi della comunità internazionale. Ciò nonostante il premier israeliano, Benyamin Netanyahu, sia tornato a ribadire con forza che la decisione dell’Assemblea dell’Onu “non avvicinerà la costituzione di uno Stato della Palestina. Anzi – ha sottolineato – l’allontanerà”. Netanyahu, dall’alto della sua indisponenza e del suo scarso rispetto per l’organismo internazionale, ha assicurato che il voto non cambierà nulla: “Non sarà costituito uno Stato palestinese senza il riconoscimento di Israele come Stato del popolo ebraico, senza la proclamazione della fine del conflitto e senza misure di sicurezza reali che difendano lo Stato di Israele e i suoi abitanti”.

 

Conseguenze del voto

Da oggi qualcosa cambierà di certo. E il neo ‘Stato palestinese’, per esempio, avrà accesso a molti trattati e organizzazioni internazionali che finora le erano preclusi. A partire dalla Corte penale internazionale, davanti alla quale i palestinesi potrebbero decidere di portare Israele per denunciare la questione dei Territori Occupati. Questo uno dei timori più grandi degli israeliani e di molti altri Paesi, anche se i vertici dell’Anp hanno assicurato che non compiranno tale passo automaticamente: dipenderà dalla politica che Israele deciderà di portare avanti sul fronte degli insediamenti. Intanto Abu Mazen guarda già alla prossima sfida, questa sì impossibile e simbolica: il sì alla Palestina Stato membro dell’Onu da parte del Consiglio di sicurezza. Una mossa che si scontrerà inevitabilmente con il veto degli Stati Uniti.                   L.P.

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