Il leader di Hamas Meshaal a Gaza dopo 45 anni

GAZA – È entrato a Gaza inchinandosi al suolo e baciando la sua terra: così il leader di Hamas in esilio, Khaled Meshaal, accompagnato dal suo vice, Mussa Abu Marzuk, e da altri funzionari, è sbarcato nella Striscia in occasione del 25esimo anniversario della nascita del movimento islamico. Erano 45 anni che non tornava in patria:
fuggito dalla Cisgiordania nel 1967 quando era ancora un bambino e da allora mai più tornato, Meshaal si fermerà nella Striscia per tre giorni.
Entrato dall’Egitto, è stato accolto dalla folla in festa, dagli alti ufficiali del suo gruppo, da rappresentanti di al-Fatah e dal primo ministro Ismail Haniya cui si è stretto in un abbraccio molto sentito.
Indimenticabile il momento in cui i bambini dei militanti di Gaza uccisi dagli israeliani sono accorsi per salutarlo. Poi, visibilmente commosso ha preso la parola dichiarando: “Ho sognato questo storico momento per tutta la vita: venire a Gaza. Chiedo a Dio di concedermi il martirio un giorno in questa terra”.
Lo storico leader di Hamas, che vanta il merito di essere stato l’artefice di un accordo di riconciliazione con il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas, è apparso davanti all’automobile carbonizzata su cui, al momento dell’attentato israeliano che gli ha tolto la vita, stava viaggiando Ahmad Jabaari, comandante dell’ala militare dell’organizzazione.
Il suo ritorno è anche un modo per celebrare la fine dell’offensiva israeliana ‘Pilastro della difesa’ sulla Strisca. Mahmoud Zahar, tra le figure di spicco di Hamas, ha commentato: “Doveva tornare dopo una vittoria, e questo ritorno avviene proprio dopo una vittoria”.
Dalla Cisgiordania, i funzionari palestinesi hanno espresso la speranza che la visita del leader possa aiutare a finalizzare un accordo di unità politica. Israele ha mantenuto un relativo silenzio sul suo arrivo, ma il portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, ha ricordato che Tel Aviv non fa distinzioni tra i leader dell’organizzazione. “Hamas è Hamas”, ha detto. Quindici anni fa, Meshaal fu quasi assassinato in Giordania da parte di agenti israeliani che gli spruzzarono del veleno mortale in un orecchio. Fu salvato dall’intervento del presidente Usa Bill Clinton, che obbligò Benjamin Netanyahu, al primo mandato da premier, a fornire un antidoto. In riferimento a quell’episodio, il leader di Hamas ha definito Netanyahu uno “stolto” e ha aggiunto: “Dio è stato più forte di lui e della sua cospirazione”.
Per proteggere il suo convoglio, migliaia di militanti di Hamas sono stati dispiegati in tutta Gaza, armati di lanciagranate, fucili d’assalto e armi anti-aeree a rimorchio. P.C.

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