Pdl apre la crisi di governo Napolitano: “Sia un percorso ordinato”

Pubblicato il 07 dicembre 2012 da redazione

ROMA – Tramonta il “Governo dei Tecnici”. Silvio Berlusconi, dopo una brevissima assenza dallo scenario politico, ha chiuso ‘’l’esperienza Monti’’. E da garanzie solo per l’approvazione della legge di Stabilitá. Ora, anche se a tappe tappe controllate, ci si avvia verso elezioni a Marzo, probabilmente il dieci.
A pilotare la crisi – che un tempo sarebbe stata definita extraparlamentare – c’é la figura carismatica del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che giá da giovedí ha preso saldamente in mano la situazione. E ha lasciato fuori da ogni polemica il premierMario Monti. Il presidente del Consiglio, lontano dai venti romani, ha assistito con la moglie alla prima della Scala in una Milano imbiancata e grigia.
La giornata politica, ieri a Roma, si é divisa in due. In mattinata, di fatto, é stata decretata l’apertura sostanziale della crisi – che era nell’aria diá da alcuni giorni – e l’inizio della campagna elettorale. Nel pomeriggio, invece, il presidente della Repubblica, assieme alle cariche e i leader dei partiti di maggioranza, ha riflettuto su come impostare la ‘road map’ verso le elezioni. E, soprattutto, come evitare che la crisi incida negativamente su provvedimenti considerati ‘’irrinunciabili’’ per il Colle.
Oltre alla legge di Stabilitá, Quirinale e Palazzo Chigi considerano essenziali la conversione in legge del decreto Ilva, il Dl sviluppo e almeno piccole modifiche alla legge elettorale. Ieri sera il Quirinale ha fatto saper con una nota di aver chiesto alle forze politiche ‘’un percorso costruttivo e corretto sul piano istituzionale, nell’interesse del paese e della sua immagine internazionale’’. Ma ha anche reso noto come il Pdl da un lato ha garantito senso di responsabilitá per l’approvazione della legge di Stabilitá e come dall’altro si sia voluto tenere le mani libere su altri provvedimenti ancora all’esame delle Camere. Il Colle di piú non dice. Insomma, non si sbilancia. E assicura che, dopo aver sviscerato con i presidenti di Camera e Senato il calendario parlamentare, ha abbastanza materia per confrontarsi con Monti.
‘’Di tutto ciò – si legge infatti nella nota – il Capo dello Stato darà al più presto puntuale ragguaglio al Presidente del Consiglio per discuterne con lui tutte le implicazioni’’.
Ma nonostante Napolitano si sforzi affinché il percorso sia il più ‘soft’ possibile per non allarme i mercati, è evidente che il sentiero si va stringendo. Nessuna ‘sfiducia’ a Monti. Lo scioglimento delle Camere avverrà a gennaio (tra il 10 e il 20) e il voto verrà fissato per Marzo, probabilmente il 10. Forse ci sarà anche un ‘mini election-day, con il Lazio fuori visto che le elezioni sono state confermate per il tre febbraio.
Stando a quanto si è potuto sapere da fonti solitamente ben informate della maggioranza, dopo i colloqui al Quirinale, il Pd avrebbe chiesto a Napolitano di evitare di mettere troppa carne al fuoco, viste le dichiarazioni bellicose di Alfano alla Camera. Preoccupa l’immagine del premier Monti che troppi ostacoli, da qui alle elezioni, rischierebbero di danneggiare. E poi, anche il Pd sarebbe costretto a dare battaglia sui provvedimenti: Insomma, non potrebbe permettersi il lusso di non lasciare la campagna elettorale nelle mani di Berlusconi. Ecco perchè la sintesi della giornata sembra essere un invito comune al Colle affinche’ ‘’faccia presto’’ e chiuda ‘’il prima possibile’’.
La giornata, ieri, si era aperta con l’incontro tra Napolitano ed Alfano convocato per conoscere le posizioni del Pdl. Poco dopo, in aula alla Camera, il segretario del Pdl ripeteva pubblicamente quanto detto a Napolitano sancendo la fine ‘’dell’esperienza Monti’’. Quindi, con un discorso aggressivo e chiaramente elettorale, apriva di fatto le ostilità. Immediatamente prima Pierluigi Bersani aveva dato la disponibilità del Pd a sostenere ancora il Governo per i provvedimenti essenziali ma aveva detto con chiarezza che il suo partito non si sarebbe fatto ‘’logorare’’.
– Noi abbiamo una parola sola e saremo leali – aveva assicurato Bersani -. E siamo pronti a esserlo fino alla fine della legislatura. Leali nel sostegno al governo e alle indicazioni del capo dello Stato. Ma non siamo ingenui e non ci mettiamo sulle spalle il peso della vostra propaganda.

L.C.

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