L’Europa scende in campo e si schiera con Monti

BRUXELLES  – Per i più è stata un’azione nata dalla paura di un ritorno ad un passato da brivido. Altri l’hanno vista solo come un’indebita ingerenza, una vera e propria invasione di campo. Ma una cosa è certa: Silvio Berlusconi è riuscito a collezionare un altro primato. Mai prima d’ora l’Europa era intervenuta così pesantemente in una campagna elettorale e lo ha fatto mettendo senza scrupoli ‘i piedi nel piatto’ della politica italiana.
‘’Un’iniziativa inedita che nasce alla luce di una situazione che non si era mai verificata prima’’, è il commento che si raccoglie ai piani alti delle istituzioni europee davanti a quanto accaduto ieri a Bruxelles. Dove sulla candidatura di Mario Monti c’è stata una sorta di plebiscito da parte di quel Ppe che nel corso degli ultimi vent’anni ha prima accolto e poi annoverato tra i suoi esponenti di spicco il Cavaliere. Un feeling incrinatosi irrimediabilmente a partire da poco più di un anno. Quando prima a un vertice europeo e poi al G20 di Cannes del novembre 2011 le parole pronunciate da Berlusconi mentre lo spread volava verso picchi mai visti fecero gelare il sangue a più di un leader europeo, tra cui alcuni – come Angela Merkel – ancora in sella.
– Il ricordo di quei momenti è ancora molto vivo a Bruxelles e nelle capitali dell’Ue – rilevano gli addetti ai lavori. Secondo i quali ‘’la paura di un ritorno al passato ha fatto scattare la reazione’’ della politica europea e delle cancellerie. Per qualcuno invece Berlusconi ha avuto solo il torto di dire quello che molti pensano – e hanno già detto più volte – della Germania e della sua fissazione per le politiche di austerità. Un’obiezione rispetto alla quale c’è chi osserva che alle critiche il Cavaliere non ha fatto seguire proposte alternative. Bensì gli attacchi a Berlino sono stati formulati con toni fortemente populisti che hanno fatto rizzare i capelli in testa a molti politici in un’Europa dove ultimamente il livello di tolleranza verso questo fenomeno è diminuito molto.
Anche e soprattutto alla luce degli effetti che espressioni demagogiche possono avere su cittadini che ogni giorno devono fare i conti con grandi difficolta’ economiche. Ma quanto accaduto ieri, si osserva ancora a Bruxelles, è anche un ‘’chiaro segno’’ di quanto si sia ora consapevoli – specie in presenza di una crisi così grave – dell’interdipendenza esistente tra i Paesi dell’Unione e degli effetti che possono avere sui partner le scelte politiche fatte a livello nazionale.
– Non dimentichiamoci – hanno ripetuto  molti commentatori – che l’Italia è il terzo maggiore debitore del mondo e che Monti ha rimesso in carreggiata il Paese quando era ormai arrivato sull’orlo del precipizio. Con il rischio di trascinare con sé l’euro e l’Europa.

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