Bersani punta sui progressisti, Pd lavora alle primarie

ROMA  – Dopo la benedizione del Ppe a Mario Monti, il Pd attende le prossime mosse del Prof. Il partito – è il ragionamento che si fa a Largo del Nazareno – è da tempo pronto, ha fatto le primarie e ha il suo candidato premier: e l’auspicio è che la composizione del ‘campo avversario’ sia chiara al più presto visto che alle elezioni mancano solo una sessantina di giorni. Pierluigi Bersani, che non è da escludere abbia sentito il premier, ha da sempre sottolineato che Monti farebbe bene a restare fuori dalla contesa. Ma ha anche più volte ribadito che in caso di discesa in campo del prof rispetterà le sue decisioni. Una posizione un po’ meno dura rispetto a quella espressa ieri in un’intervista da Massimo D’Alema (‘’sarebbe moralmente discutibile’’ che Monti scendesse in campo contro il Pd che lo ha sostenuto nel suo governo).
In ogni caso il segretario sceglie di non parlare della questione.
– Se ne dicono tante – glissa con i cronisti che gli chiedono delle voci su ‘SuperMario’. Nel frattempo Bersani ‘cura’ chi in Europa è con lui e prepara la riunione odierna  dell’Alleanza dei Progressisti Europei. Ieri, è stato chiuso per tutto il giorno al partito, dopo una riunione con esponenti del mondo della cultura e intellettuali, proprio in vista della riunione di oggi, si è dedicato a una serie di incontri bilaterali. Tra gli altri quello con Hannes Swoboda, capogruppo S&D al Parlamento europeo che in mattinata da Bruxelles aveva lodato Mario Monti per il ‘’buon lavoro’’, ma aveva anche sottolineato:
– Adesso è arrivato il momento di dare voce ai cittadini e alla politica e di dare spazio alla candidatura di Pierluigi Bersani.
Chi boccia, invece, in toto una eventuale discesa in campo di Monti è il leader di Sel, Nichi Vendola, che sarà anche lui presente alla riunione odierna  dell’alleanza dei progressisti.
– Non so perchè – attacca il leader di Sel – c’è qualcuno che in Italia vuole commissariare la politica, impedirle di esprimere la sua capacità e potenzialità dialettica. L’Italia ha il diritto di assomigliare al resto del mondo e di avere la possibilità che un governo di progressisti possa succedere ad un governo di conservatori e di estremisti di destra.
Mentre Bersani tesse la sua rete internazionale al partito si è rimessa in moto la macchina delle primarie. Una competizione che dalle prime stime potrebbe avere una platea di 1.500 candidati. Sono molti i punti aperti sulle regole in vista della direzione di lunedì che dovrà votarle. Tra gli altri, quello della quota di candidature riservata al segretario che potrebbe essere intorno al 15% e che dovrebbe comprendere candidati eccellenti ma anche competenze interne al partito.
Altri punti ‘caldi’ sono quello delle deroghe e quello delle incandidabilità. L’ipotesi, su questo ultimo punto, è di escludere dalla corsa i componenti delle assemblee elettive. Un nodo a parte, che potrebbe comunque essere demandato alla direzione regionale, è quello del Lazio visto che il consiglio regionale è sciolto. La prossima direzione regionale con un ordine del giorno dovrebbe prevedere che i consiglieri uscenti non si possano ricandidare al Consiglio: anche se potrebbero comunque provare con le primarie per il Parlamento

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