Limardo lo spadaccino che ha fatto sognare un paese

Pubblicato il 18 dicembre 2012 da redazione

CARACAS – La scherma è uno sport antico. Ha le sue origini negli scontri armati che abbiamo letto nei libri di storia: le guerre dei templari, passando per le battaglie vinte e perse che hanno visto protagonisti i nostri ‘proceres’, come Bolívar e Garibaldi. Questo sport è entrato nel programma olimpico sin dalla prima edizione, ma, siamo sicuri, allora nessuno avrebbe immaginato che il regno della scherma si sarebbe ingigantito a Londra nel 2012: con l’entrata tra i medaglisti di due nuovi continenti, l’Africa e il Sudamerica, che ha in Rubén Limardo Gascón, venezuelano, oro nella spada, il suo emblema. E’ la prima medaglia olimpica nella scherma nella storia del nostro Paese.
Prodotto di questa entusiasmante impresa, Limardo ha ottenuto la nomination e la vittoria assoluta per il premio “Atleta del año”, tra gli sport amatoriali. Questo riconoscimento viene assegnato ogni anno dal “Círculo de Periodistas Deportivos”.
Ieri durante. la premiazione, abbiamo parlato con l’atleta che ha scritto una bella pagina di storia nel mondo della scherma.
– Com’è cambiata la vita di Rubén Limardo dopo la vittoria nei giochi olimpici?
– È cambiata radicalmente. Prima dei giochi olimpici andavo tranquillo a fare i miei allenamenti o semplicemente a fare la spesa. Adesso, sono sempre impegnato tra allenamenti,servizi giornalistici e riunioni Certo, è una soddisfazione; è una cosa che sempre sogni sin da ragazzino: vincere una medaglia ai giochi olimpici. Non pensavo che fosse una così bella l’esperienza.

Ruben Limardo Gascon ha vinto la medaglia d’oro nella prova olimpica individuale di spada maschile. Il nativo dello stato Bolívar ha sconfitto in finale per 15-10 il norvegese Bartosz Piasecki, che così ha dovuto accontentarsi dell’argento. Limardo aveva sconfitto nei quarti l’azzurro Paolo Pizzo, che era il campione in carica.

Cosa passava per la testa di Limardo prima dell’ultima stoccata?
– Ero un po nervoso! Quando eranavo 14 a 6 a mio favore (ricordiamo che vince chi raggiunge i 15 punti, ndr). L’ansia mi stava giocando brutti scherzi. L’ultimo punto non voleva proprio arrivare. Poi, mi sono concentrato e appena e arrivato il punto ho vista nella mia mente tutti i momento più belli e più tristi della mia carriera. Ho ricordato mia madrem che mi ha spronato nella pratica di questo sport.
– Adesso sei un esempio a seguire per le future generazioni di schermitori venezuelani. Cosa dici ai questi giovani?
– E bello condividere l’esperienza con i ragazzini, e con parole semplici cerco di caricarli e fargli capire che se si propongono una meta devono lottare fino in fondo per raggiungerla.
– Parlaci di quella passeggiata che hai fatto con la tua medaglia nella metropolitana di Londra?
– Sono un ragazzo semplice. Non avevo nessun problema se tornare a casa in metropolitana, in autobús o a piedi. Approfittando che la mia familia era venuta ad applaudirmi, abbiamo deciso di andarcene in metropolitana. Io me ne sono andato con la mia tuta e la medaglia dentro la giacca. Appena mi hanno riconosciuto, tutti hanno voluto farsi la foto con me, toccare la medaglia. Letteralmente mi sono goduto il mio momento e volevo condividerlo con tutti.
– Com’è nata la passione per questo sport?
– Grazie al mio allenatore Ruperto Gascon, che è andato in russia a formarsi. Si è laureato come coach. Poi per trasmettere le sue conoscenze, le sue esperienze ha iniziato un progetto familiare. Col passare degli anni la sua semina ha dato i frutti, i risultati.
– Hai dedicato la medaglia a tutto il Venezuela, ma sappiamo che c’è stata una dedica molto speciale. Chi è questa persona?
– La medaglia l’ho dedicata a mia madre, l’unica persona che non ha potuto vivere questo momento con me. Anche se lei ora è in cielo, so che è molto felice del risultato. Lei è stata la prima persona a cui sono andati i miei pensieri. E poi ovviamente anche al mio paese che ha vissuto ansieme a me ogni istante fino alla vittoria finale. Ci sono molte persone che hanno aiutato la mia famiglia e mia madre cuando eravamo in difficoltà.

L’oro di Limardo, rappresenta la prima medaglia in assoluto per l’intero continente latino-americano nella scherma, così come l’argento è una novità olimpica anche per il Paese scandinavo. Un’assoluta rivoluzione per il mondo delle lame che per oltre un secolo ha visto un predominio olimpico pressoché ristretto a pochissimi Paesi, con il “nocciolo duro” composto da Francia, Italia e Ungheria (forse il Paese con maggior tradizione), Germania, Svezia, Svizzera e Urss, quest’ultima poi ramificatasi nei vari Paesi della Federazione russa e non. Un processo sportivo “democratico” che è andato sviluppandosi parallelamente all’evoluzione sociopolitica dei nuovi continenti. Per il Venezuela la meglia `d’oro vinta da Limardo è stata la seconda della storia dopo quella vinta da Francisco ‘morochito’ Rodriguez ai giochi di Messico 1966, nel pugilato categoría minimosca.

– Com’è stato l’incontro com ‘morochito’ Rodriguez?
– Appena vinta la medaglia, ho voluto incontrarlo. Era un personaggio che avevo visto in televisione e sui giornali. N volevo lasciarmi sfuggire l’occasione d’incontrarlo e di stringerli la mano, di chiedergli quali erano state le sue impressioni dopo la sua vittoria nel ’66. In effetti erano le stesse. E’ un’emozione difficile da spiegare, bisogna viverla per porter sapere quello che uno sente… vive.
– I prossimi giochi olimpici si svolgernno a Rio de Janeiro nel 2016, come vede Limardo questo nuovo appuntamento?

– Mi sto preparando al meglio per i Giochi. La vittoria di Londra ha dimostrato che tutto è possibile, che non ci sono difficoltà per vincere una medaglia olímpica. Ora, però, ho un’altra meta: essere campione del mondo di scherma. Ho il presentimento che posso trasformare in realtà questo sogno tra quattro anni.

Dietro la vittoria del campione dello stato Bolívar ci sono tante persone. I principali promotori sono stati Noris Gáscon (sua madre) e suo zio Ruperto. Quest’ultimo è stato il personaggio che lo ha avvicinato al fascinoso mondo delle armi. La fantasia chiederebbe il suo spazio per ritrovare le scene dove il piccolo Ruben corre in un rettangolo verde dietro una palla di calcio, ma il destino aveva deciso altro per lui: non indossare la maglia della vinotinto, ma impugnare una spada; una che lo ha fatto toccare il cielo nello scenario più bello, più emozionante: il podio di una olimpiade.

Fioravante De Simone

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