Un milione di under 35 senza lavoro Giovani: diploma batte laura

Pubblicato il 18 dicembre 2012 da redazione

ROMA – Un’Italia ancora nel pieno della recessione, tra difficoltà ad arrivare a fine mese e a trovare un posto di lavoro, soprattutto tra i giovani e le donne. Con il rischio povertà o esclusione sociale che aumenta – arrivando a sfiorare il 30% nel 2011 – più che negli altri Paesi europei. Con i trentenni sempre più inchiodati nella ricerca di un’occupazione, in un’ascensore sociale che poco si muove. Oltre un milione di disoccupati ha meno di 35 anni. E tra gli under-30 il tasso di disoccupazione dei laureati ‘batte’ quello dei diplomati; il recupero scatta dopo. Mentre i consumi restano al palo, ma i depositi bancari salgono. E quasi la meta’ dei pensionati che percepisce meno di mille euro al mese. E’ il quadro che emerge dall’annuario dell’Istat e dal rapporto sulla coesione sociale di Istat, Inps e ministero del Lavoro sul 2011.
RISCHIO POVERTA’ per un italiano su 3 nel 2011 – Aumentano gli italiani a rischio povertà o esclusione sociale: il relativo indicatore sintetico ‘Europa 2020’ è cresciuto dal 26,3% del 2010 al 29,9% del 2011. La variazione negativa di 3,3 punti percentuali è la più elevata registrata nei Paesi Ue. Nel 2011, viene ricordato, in Italia le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni 782 mila (l’11,1% delle famiglie residenti) corrispondenti a 8 milioni 173 mila individui poveri, il 13,6% dell’intera popolazione.
6,7 MLN PENSIONATI, 47,5% sotto 1.000 euro – Circa 7,9 milioni di pensionati in Italia hanno un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese. Si tratta del 47,5% dei pensionati; in totale 16,69 milioni a fine 2011. Il 37,7% percepisce un reddito fra mille e duemila euro, mentre il 14,5% dei pensionati ha un reddito superiore a duemila euro.
OLTRE UN MILIONE di dissocupati Under 35 – Nel 2011, l’Annuario dell’Istat conta 1 milione e 128 mila persone in cerca di lavoro tra i 15 e i 34 anni.
TRA SENZA LAVORO Under 30, laureati peggio di diplomati – Tra i giovani tra i 25 e i 29 anni il tasso di disoccupazione dei laureati è al 16%, più elevato rispetto a quello dei diplomati nella stessa fascia d’età (12,6%) sia alla media dei 25-29enni (14,4%). Ciò dipende dal ritardato ingresso nel mercato del lavoro di chi prolunga gli studi, ma anche dalle crescenti difficoltà occupazionali dei giovani. Tuttavia con l’avanzare dell’età chi possiede una laurea recupera il terreno perso.
UN DISOCCUPATO SU DUE cerca un posto di lavoro – Nel 2011 si registra un allungamento della durata della disoccupazione, con uno su due in cerca di lavoro da almeno un anno. La quota è infatti arrivata al 51,3% (48% nel 2010).
1,8 MLN NON PIU’ a caccia di lavoro – C’è anche una ‘zona grigia’, fatta da scoraggiamento e attesa di esiti di passate ricerche: principali ragioni della mancata ‘caccia’ di un’occupazione, segnalate da circa 1 milione e 800 mila persone.
AL SUD 6 DONNE su 10 restano a casa – Il tasso di inattività per le donne è ancora elevato, nonostante il calo registrato nel 2011 (48,5% rispetto a 48,9% di un anno prima), specie nel Mezzogiorno, dove poco più di sei donne ogni 10 in età lavorativa non partecipano al mercato del lavoro.
MOBILITA’ SOCIALE DIFFICILE. L’Italia è un Paese a scarsa mobilità sociale: i dati Ocse del 2010 confermano che la probabilità di laurearsi, per una persona il cui padre non abbia completato gli studi superiori, è tra le più basse d’Europa: circa il 10%, rispetto al 40% per l’Inghilterra e al 35% per la Francia.
OLTRE 2 MLN NEET. I giovani Neet, cioè che né studiano, né lavorano né si formano, sono circa 2,155 milioni di cui 969 mila maschi e 1,185 femmine. Il 44,4% ha un’età compresa tra i 24 e i 29 anni. Di più nel mezzogiorno: 1,225 milioni.
CONSUMI AL PALO, spesa famiglia frena – L’annuario conferma che i consumi sono fermi, con gli esborsi delle famiglie in frenata. ‘’Si evidenzia una stazionarietà in termini di volume dei consumi nazionali’’. In particolare, ‘’la spesa delle famiglie residenti, effettuata sia in Italia sia all’estero, è aumentata dello 0,2% in diminuzione rispetto all’1,2% del 2010”.
IMPENNATA DEPOSITI BANCARI (+24,7%). Alla fine del 2011, l’ammontare dei depositi bancari ha superato i 1.142 miliardi di euro, registrando un’impennata pari al 24,7% sul 2010. Il 72,4% del totale appartiene a famiglie e istituzioni sociali private, il 14,9% a società non finanziarie, il 3,7% ad amministrazioni pubbliche e il 9,0% a società finanziarie.
PEGGIORATO QUADRO economico per oltre il 50% delle famiglie – Nel 2012 la situazione economica delle famiglie è sensibilmente peggiorata rispetto al 2011. Il dato negativo coinvolge tutti gli ambiti territoriali: il Nord passa dal 41,2% al 53,6, il Centro dal 43,4% al 56,2 e il Mezzogiorno dal 47,6% al 58,8.
RETRIBUZIONI DONNE 28% inferiore agli uomini – Permane un divario consistente di ‘genere’ nelle retribuzioni: se per gli uomini la retribuzione media è di 96,90 euro al giorno, le donne possono far conto su una media di appena 69,50 euro (il 28% in meno).

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