Scontro su “Liste Pulite” Lite sul voto degli italiani all’estero

ROMA  – A poche ore dalla fine della legislatura è ancora guerra sui provvedimenti alle Camere. E nulla di ciò che accade fa pensare a quella ‘’fine ordinata di legislatura’’ auspicata dal Capo dello Stato che, invece, assiste ora con preoccupazione all’escalation delle divisioni.
Quasi ‘archiviato’ il capitolo legge di Stabilità (ha ricevuto l’ok del Senato, oggi torna alla Camera per il voto finale) i partiti se le danno di santa ragione sui testi del governo che riguardano le liste pulite e le firme per la presentazione delle candidature.
Per quanto riguarda il primo, la decisione del presidente della commissione Bilancio del Senato Antonio Azzolini (Pdl) di non dare il parere, non solo fa saltare il Cdm che avrebbe dovuto dare l’ok definitivo alla norma, ma rischia di vanificare la delega al governo per vietare che si candidino condannati (a più di due anni di carcere). Nella delega contenuta nel ddl Anticorruzione si prevede infatti che i pareri delle commissioni competenti arrivino entro 60 giorni.
– E se Azzolini non dovesse dare il parere a breve – commenta il capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti – si rischierebbe di non rendere operativa la misura delle ‘liste pulite’ per le prossime elezioni.
A Montecitorio, invece, la situazione si sblocca perchè l’altro presidente della commissione Bilancio, Giancarlo Giorgetti (Lega) non dà il parere motivandolo con il fatto che non si registrano semplicemente ‘’profili di natura finanziaria’’. In questo modo il testo può passare direttamente all’esame dell’Aula.
Decisamente piu’ complicata la situazione per il decreto firme. Qui la guerra è del tutto contro tutti. E il sospetto che si facciano ‘regali a qualcuno’ è generale. Alla fine, dopo una giornata di ‘tira e molla’ e di trattative più o meno segrete si decide di rinviare. In una conferenza dei capigruppo piuttosto animata si profila una possibile soluzione: un emendamento concordato da presentare questa mattina. Ma, allo stato, l’unico ‘contenuto’ che potrebbe accontentare davvero tutti e’ quello di ridurre ulteriormente il numero delle firme da raccogliere. L’idea, lanciata da Roberto Zaccaria (Pd) e respinta in commissione, torna a girare con insistenza in serata. Ma il punto, si spiega nel centrosinistra, è che i partiti non vogliono far sapere con tanto anticipo il nome dei candidati.
– Il problema – si spiega nel Pd – è che si vergognano delle proprie liste. Ma anche La Russa deve raccogliere le firme. Basta con le leggi ad personam.
Ed è proprio sull’emendamento ‘La Russa’ che scoppia la bagarre. Non solo sembra ‘’tagliato su misura per lui’’, dicono nel Pd, ma esonererebbe del tutto dalla raccolta firme anche Fli, Udc, CN e PT. L’emendamento, firmato da Ignazio Abrignani (Pdl), prevede che non deve raccogliere firme chi, alla data del 20 dicembre, ha un gruppo parlamentare in uno dei due rami del Parlamento. E ‘’guarda caso’’ ironizzano nel Pd proprio in queste ore nasce il gruppo di ‘Centrodestra Nazionale’ di La Russa. L’ok del Comitato dei Nove fa infuriare i Democrat e si rinvia.
Ma c’e’ tensione anche su un’altra norma: quella sugli italiani che si trovano temporaneamente all’estero. Nel decreto si prevede che questi, per lo più militari impegnati nelle cosiddette missioni ‘di pace’ all’estero, votino tutti, solo per il 2013, (ovviamente per corrispondenza) nella circoscrizione Lazio 1. Il Pdl si oppone, ma il Pd difende la norma: nelle circoscrizioni estere una ‘’mole simile di voti (si parla di circa 7-8mila persone) altererebbe gli equilibri della rappresentanza’’.
Non è vero, si ribatte nel Pdl, ‘’loro temono che siano voti di destra e vogliono annacquarli in una grande circoscrizione’’. Il decreto come tale è già in vigore, ma se non dovesse venire riconvertito neanche dopo il voto, si correrebbe il rischio di annullare le elezioni: rischio che ora nessuno vuol correre. Così la trattativa, assicurano nel governo, continuerà ‘’fino all’ultimo minuto utile’’.

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