Monti pronto a scendere in campo ma con sua agenda

ROMA  – Mario Monti è pronto a guidare le forze che aderiranno alla sua agenda ”per l’Italia e per l’Europa”. E a candidarsi alla guida del paese. Ma nella conferenza stampa di fine anno in cui comunica la sua decisione, il premier fissa contestualmente le sue condizioni. Monti non sposa le tesi di un particolare schieramento, né concede l’uso del suo nome a questo o quel partito. Punta piú in alto: a rappresentare chi si ritrova nei suoi principi e vuole che i risultati ottenuti in 13 mesi a Palazzo Chigi non vengano ora dilapidati. Il premier lo dice chiaramente:

– Io non mi schiero con nessuno, vorrei che le forze politiche e sociali si schierassero sulle idee.

E’ la premessa che precede l’affermazione che più di ogni altra scioglie i dubbi circa il futuro di Monti:

– Alle forze che manifesteranno adesione convinta e credibile all’ agenda Monti, sono pronto a dare il mio apprezzamento, incoraggiamento e, se richiesto,la guida. E sono pronto ad assumere un giorno, se le circostanze lo volessero, responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento.

Monti rivendica i successi conseguiti: quando è arrivato a Palazzo Chigi lo spread era alle stelle e l’Italia stava peggio della Spagna , oggi gli italiani ”possono andare a testa alta nella Ue”. Bersaglio continuo della sua irritazione per la burrascosa fine del governo è Silvio Berlusconi, che il premier ha letteralmente strapazzato.

Monti si è detto ”sbigottito” dalle ultime uscite del suo predecessore a Palazzo Chigi: un giorno Berlusconi giudica ”disastroso” il bilancio del governo dei tecnici, l’altro propone Monti come leader dei moderati italiani.

– Faccio fatica a seguire la linearietà del suo pensiero – ha sintetizzato il Professore. Altre bordate sono arrivate sull’abolizione dell’Imu promessa dal leader del pdl (”una proposta bellissima”, salvo che dopo un anno tornerebbe raddoppiata), sulla politica delle pacche sulle spalle in Europa (cui seguono segue ”i risolini”), sulla presunta autorevolezza dell’Italia nella Ue con il predente governo (”mai stato vero”). E anche sul piano programmatico, Monti ha inanellato una serie di proposte da far venire i vermi a Berlusconi: disciplina del conflitto di interessi, revisione della disciplina sulle prescrizioni, stretta sulla legge anti-corruzione, lotta al’evasione (”sono gli evasori che mettono le mani degli italiani, non lo Stato”), stretta sul falso in bilancio. Proposte che strizzano l’occhio agli elettori di centrosinistra, come sembrano più ricolte al bacino elettorale dei moderati quelle sulla riforma delle politiche del lavoro. Dallo studio di Domenica In (dove ha un alterco con il conduttore Massimo Giletti), Berlusconi replica a muso duro alle punzecchiature:

– Stanotte ho avuto un incubo, c’era Monti al governo, Ingroia alla Giustizia, Fini aveva le fogne…

Parole pesanti, che scatenano la reazione altrettanto dura di Fini

– Meglio essere il suo incubo notturno- commenta – che un suo complice nel trattare l’Italia come un bottino da spartire o un bordello.

Più tranquilli i rapporti tra Monti e Bersani, anche se un certo gelo è comunque sceso tra i due. Il premier ha riconosciuto al segretario del pd di essere un candidato ”più che credibile” (mentre Vendola è ”un conservatore”).

Bersani ha assicurato che leggerà con attenzione l’agenda di Monti ma ha avvertito con fermezza:

– La parola deve passare agli italiani perchè serve una maggioranza politica non più strana ma vera e coerente.

Ancora più esplicito Vendola, che risponde a Monti dicendo che i diritti ”non sono un reperto archeologico”.

Grande fermento al centro . Casini auspica che Monti possa assumere ora un ”impegno diretto”; ma l’area che ha sposato sin dall’inizio la linea del premier è alle prese con il problema di quale peso dare ai partiti tradizionali. Montezemolo dice che Udc e Fli, almeno in parte, rappresentano la vecchia politica e quindi insiste nel voler tagliare loro le unghie. Casini sente odore di ridimensionamento e risponde che lui non può farsi ”la plastica facciale”. Fini invita tutti a sostenere Monti ”senza riserve mentali e personalismi”. Ma il ciclone Monti non scuote solo il centro: anche nel Pd e nel Pdl si registrano sommovimenti. Tra i democratici Piero Ichino  pronto a guidare una lista Monti in Lombardia, mentre altri quattro ex popolari danno l’addio a Bersani. Nel Pdl sono in marcia verso la coalizione montiana Beppe Pisanu, Franco Frattini e Giuliano Cazzola. Piuù antimontiana che mai la Lega Nord: Maroni ironizza sull’annuncio di Monti dicendo che non è stato chiaro e che ”ha imparato dai falsoni democristiani”.