Los Roques, nessuna traccia del bimotore. La famiglia Missoni continua a sperare

CARACAS – S’infittisce il mistero del bimotore scomparso nel nulla mentre, decollato dal diminuto aeroporto di Los Roques, si recava a Caracas con quattro turisti italiani a bordo, tra cui Vittorio Missoni, figlio del noto stilista Ottavio Missoni, e la moglie Maurizia Castiglioni.

Mentre motovedette della guardia costiera, elicotteri dell’Esercito ed altri mezzi messi a disposizione da privati, oltre numerose imbarcazione di pescatori setacciano il mare in cerca di superstiti o almeno tracce dell’aereo caduto, si moltiplicano le speculazioni.

La testimonianza di Enrique Prada – un pilota decollato attimi dopo il bimotore scomparso – raccolta da “La Stampa”, pone altri interrogativi sulla triste vicenda.

– Ho visto l’aereo sparire davanti ai miei occhi. E’ scomparso inghiottito da un cumulo di nubi. – ha riferito il pilota per poi lanciare l’ipotesi del fulmine che, colpito l’aereomobile ne abbia provocato la caduta.  C’è chi avvalla questa ipotesi sottolineando che era stato dato l’avviso di maltempo e che, in alcune circostanze, tra quelle nuvole si può scatenare una energia tale da mandare in frantumi un aereo. Lo stesso Giuseppe Scalvenzi, fratello di Elda, tra i quattro italiani dispersi, al suo rientro a Brescia ha raccontato d’aver visto fulmini.

– C’era un temporale – ha detto ai giornalisti.

Qualunque cosa sia accaduto, su questo tutti sono d’accordo, il pilota non ha avuto il tempo di comunicare l’emergenza o, forse, il sistema radio era stato danneggiato in maniera irrecuperabile.

Chi ha conosciuto Germàn Merchàn, 72 anni con più di 18 mila ore di volo alle spalle,  non ha dubbi nell’affermare che era un pilota di grande espoerienza: non uno sprovveduto e neanche un imprudente. Ed allora cosa lo ha indotto a sfidare quel cumulo di nubi dal quale pare non sia più uscito? Anche qui le speculazioni sono infinite.

Certo è che quella rotta maledetta, Merchàn la poteva seguire a occhi chiusi, con o senza gli strumenti che oggi mette a disposizione la tecnologia. Ed allora?

Le ricerche proseguono nonostante il mare mosso non aiuti. Il raggio di azione, poi, si è ampliato. C’è infatti chi pensa che il pilota abbia potuto tentare un atterraggio disperato in acque molto mosse. Se si dovesse dar credito a questa ipotesi, allora, le autorità incaricate della ricerca dovranno scandagliare un’area assai più amplia di quella oggi oggetto di attenzione.

Stando alla gente del luogo, ed ai pescatori consultati da La Voce, i fondali, oltre la barriera corallina possono raggiungere grosse profondità. Se l’aereo si è inabbissato, allora sarà difficile trovarlo senza l’aiuto di navi con tecnologia adeguata.

I parenti di Vittorio Missoni, comunque, continuano a sperare. A Caracas è ora Luca Missoni, uno dei fratelli di Vittorio, che segue da vicino, accompagnato dalla nostra Ambasciata, lo sviluppo delle ricerche. Il Direttore dell’ufficio stampa del “Ministerio de Relaciones Interiores y Justicia”, Jorge Galindo, ha informato, attraverso il suo account in Twitter, che l’Ambasciatore Paolo Serpi si è recato nell’area in cui si svolgono le ricerche. Stando sempre a Jorge Garrido, il nostro ambasciatore avrebbe manifestato fiducia nelle autorità venezolane.  L’Unità di Crisi del Ministero degli esteri segue con attenzione lo sviluppo della tragica vicenda.

Condividi: