Bersani apre la campagna elettorale: “Noi saremo le lepri da seguire”

Pubblicato il 08 gennaio 2013 da redazione

ROMA  – Il Pd chiude le liste e mette fine a trattative estenuanti e malumori in anticipo rispetto agli altri partiti, un vantaggio temporale che Pier Luigi Bersani sprona a sfruttare rispetto ai rivali ancora alle prese con le candidature.

– Noi siamo la lepre da inseguire e tutti faranno la gara dietro di noi – è l’immagine venatoria usata dal leader Pd che già nel fine settimana avvierà il tour delle Regioni con i 20 capilista e che ha una strategia ad hoc, a partire da 100mila volontari in campo, per le 4 regioni (Lombardia, Veneto, Sicilia, Campania) in bilico.

Il leader del centrosinistra ostenta sicurezza e assicura di ”non temere il pareggio” al Senato nel caso in cui, come ha evidenziato Roberto D’Alimonte sul Sole 24 Ore, il Pd dovesse non ottenere il premio di maggioranza regionale nelle 4 regioni ribattezzate l’Ohio d’Italia, dove cioè l’esito può influenzare il raggiungimento della maggioranza a Palazzo Madama. E scongiurare quel fantasma del governo Prodi, appeso a numeri esili e alla presenza in aula dei senatori a vita. Ma il rischio c’è: non a caso Bersani sarà capolista in 2 regioni in bilico su quattro: Lombardia e Sicilia. E i nomi schierati a guidare le regioni a rischio sono tutti di peso, dall’economista Dell’Aringa e il giornalista Massimo Mucchetti in Lombardia a Guglielmo Epifani e Rosaria Capacchione in Campania. Nomi che uniscono la promessa riformista e liberal del Pd con la priorità del lavoro in cima all’agenda di Bersani. E che puntano a sfidare sul suo terreno il principale competitor, Mario Monti.

– Non capisco – ribatte Bersani al Prof – che cosa significhi quando dice che la sinistra frena. Quando ero ministro ho fatto più riforme di quelle viste in quest’ultimo anno.

La differenza tra il Pd e gli altri, secondo il segretario democrats, è evidente ai cittadini già a partire dal metodo scelto per la formazione delle liste.

– Sulle liste – punzecchia Bersani – abbiamo ammazzato il Porcellum con le primarie. Non abbiamo conventi o case private, facciamo tutto all’aria aperta.

Insomma, il Pd parte con le carte in regola e, rincara il leader Pd, ”più che i favoriti ci sentiamo i vincenti”. Ma per scongiurare il ritorno di incubi del passato, la strategia elettorale democrats si concentrerà nelle regioni più a rischio puntando molto sul contatto con la gente e sull’aiuto dei militanti che tanto hanno fatto per le primarie.

Se il leader Pd batterà Lombardia e Sicilia, il vice Enrico Letta, capolista in Campania, cercherà di recuperare l’emorragia di consensi in quella regione. Un traino fondamentale per vincere la Lombardia è dare il massimo rilievo e peso alla vittoria di Vittorio Ambrosoli al Pirellone. Una partita delicatissima che ha spinto il segretario Maurizio Martina a fare un passo indietro rispetto alla candidatura.

– La sfida regionale e quella nazionale – sostiene Martina – si intrecciano inesorabilmente forse come mai accaduto prima.

Passo indietro che Bersani comprende e ringrazia due volte visto quanto sia raro, in tempo di formazione di liste, che un candidato si ritiri invece che pretendere il posto.

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