La base mugugna ma Maroni difende l’accordo col Cavaliere

Pubblicato il 08 gennaio 2013 da redazione

MILANO  – All’indomani dell’annuncio della nuova alleanza con il Pdl, Roberto Maroni è andato in radio a spiegare ai leghisti perchè il patto con Silvio Berlusconi è stato necessario. Prima su Radio 24 ha ribadito che ”Berlusconi si è impegnato per iscritto a non candidarsi alla presidenza del Consiglio, un atto di generosià” che ha permesso di chiudere la trattativa. Poi al filo diretto su Radio Padania, subito dopo la riunione del Consiglio federale che ha approvato l’accordo di Arcore ”all’unanimità”, il segretario ha illustrato quelle ragioni che aveva spiegato ai suoi dirigenti in privato e ai giornalisti in pubblico.

– Capisco le reazioni di una parte di militanti – ha detto Maroni sapendo dei dubbi di quanti non si fidano del Cavaliere e delle sue promesse -. Ma – ha assicurato – ho voluto l’accordo ragionandoci sopra, perchè è un accordo per vincere.

Vincere in Lombardia, con lui candidato presidente, è una ”occasione storica” che vale anche qualche sacrificio, e non smetterà di ripeterlo fino al 25 febbraio.

In via Bellerio si ostenta sicurezza: aver ricompattato il centrodestra avvantaggia la candidatura di Maroni. Spiegare il perchè del ritorno con Berlusconi sarà comunque un esercizio lungo. La realizzazione del ”sogno” di una guida leghista (ma in coalizione) nelle tre maggiori Regioni del nord Italia – verso una macroregione che trattenga il 75% di tasse, possibilità che è estesa a tutte le Regioni anche del sud – è il traguardo che viene offerto per la sfida.

A mettersi di traverso, le diffidenze di chi vede nel Cavaliere uno degli elementi che già hanno ostacolato prima la devolution poi il federalismo.

– Io mi fido degli impegni scritti – ha assicurato Maroni tranquillizzando la base -. Berlusconi quando prende un impegno, soprattutto scritto, lo mantiene.

– I lombardi – gli ha dato man forte Matteo Salvini, fra i leghisti meno berlusconiani – sono gente concreta, se vedono i risultati danno fiducia.

Ora si lavora per la campagna elettorale vera e propria. Il Consiglio federale di ieri ha dato mandato a Maroni di gestire i nomi delle liste, per regionali e politiche: in Lombardia si punta a nomi di richiamo magari anche di parlamentari uscenti, a Camera e Senato ci sarà ancora posto per Umberto Bossi e Roberto Calderoli, pur in un generale ricambio generazionale. Maroni ha già fissato una serie di appuntamenti pubblici. Venerdì a Bergamo, sabato a Varese per gli Stati Generali della Sanità, poi il 15 e 16 fra Como e Cernobbio per raccogliere idee della società civile per il suo programma.

Nel mezzo una coda di trattativa: a sostegno della candidatura a governatore ci sono il Pdl e la lista 3L di Giulio Tremonti (che ieri è passato da via Bellerio), ma c’è da chiudere con gli ex An di Ignazio La Russa. Ai leghisti non piacerebbe vedere accostato un nome come Fratelli d’Italia, ma pare che un accordo si troverà. Ancora in silenzio, invece, il presidente uscente Roberto Formigoni: grande sponsor di Gabriele Albertini – che l’altro giorno ha incontrato riservatamente – sembra ormai rientrato nei ranghi del Pdl. Ma su Maroni non ha pronunciato ancora parola dopo il patto di Arcore.

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