A. Saudita: quota rosa nella Shura, per le donne il 20% di seggi

Pubblicato il 11 gennaio 2013 da redazione

BEIRUT  – Un altro piccolo passo per l’emancipazione delle donne, nel rispetto delle tradizioni e delle apparenze. E’ quello che ha compiuto oggi Re Abdullah dell’Arabia Saudita, che per la prima volta ha nominato 30 donne tra i 150 membri del Consiglio Consultivo (Majlis as Shura). In sostanza un Parlamento senza poteri legislativi, il cui ruolo si limita a proporre normative che solo il monarca ha il potere di varare. Le nuove entrate, tra le quali figura l’ex sottosegretario generale delle Nazioni Unite, Thoraya Obaid, dovranno però osservare le limitazioni della legge islamica (Sharia) che impongono, oltre all’uso del velo islamico, il divieto di ogni contatto con i colleghi maschi.

Oltre al decreto con il quale ha designato i membri della nuova assemblea, che rimarrà in carica per quattro anni, l’ottantottenne monarca ne ha emesso un altro con il quale stabilisce che d’ora in poi ”non meno del 20 per cento” dei seggi dovrà essere riservato alle donne.

Una svolta significativa in un Paese dalla struttura politica e sociale arcaica in cui una donna non può ancora guidare l’auto o viaggiare senza essere accompagnata da un parente maschio. Re Abdullah ha dato negli ultimi anni segnali di voler cercare di cambiare questa situazione, dovendo però pur sempre fare i conti con il potente clero islamico tradizionalista. Nel 2011, ad esempio, quando la stessa Shura approvò il diritto di voto femminile a partire dalle elezioni municipali del 2015 – le uniche a suffragio popolare, anche se solo per la metà dei seggi – fu il sovrano ad aggiungere che le donne avrebbero potuto partecipare anche come candidate.

– Una modernizzazione equilibrata, nel rispetto dei nostri valori islamici – aveva detto in quella occasione il re – è una richiesta importante in questo secolo in cui non c’è più posto per chi continua a voler frenare.

Pochi giorni dopo Abdullah aveva concesso la grazia ad una donna, in precedenza condannata a dieci frustate per avere sfidato il divieto di guida. Una proibizione – tra l’altro non sancita ufficialmente da alcuna legge – contestata da una campagna di protesta guidata dall’attivista Manal Al Sharif. La scorsa estate, infine, per la prima volta due donne saudite hanno gareggiato alle Olimpiadi: la judoka Wojdan Shaherkani e la mezzofondista Sarah Attar. Consapevole del potere che gli ambienti religiosi fondamentalisti esercitano in termini di sostegno ad una monarchia che cerca di tenersi al riparo dai venti della ‘primavera araba’, Re Abdullah ha attentamente calibrato le parole dei suoi decreti, affermando che, se da un lato le donne che entreranno nella Shura avranno ”pieni diritti di partecipazione”, dall’altro dovranno ”rispettare rigorosamente le regole della Sharia, compreso l’Hijab”.

Il sovrano ha tenuto inoltre a chiarire che ”posti speciali saranno riservati alle donne e un’entrata speciale nella sala principale del Consiglio sarà costruita per loro”. Oltre a presentare al sovrano proposte di legge, la Shura saudita ha il compito di esprimere pareri su questioni, anche di politica estera, sottopostele dal re. L’assemblea può inoltre dare interpretazioni delle leggi e può convocare i ministri per avere spiegazioni sulla loro politica.

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