La rabbia di Grillo. “Ci rubano anche il simbolo”

ROMA  – ”Indignato ma determinato”. Beppe Grillo non ci sta allo ”scippo” del proprio simbolo per le Politiche. Il comico genovese si mette in mano agli avvocati per tutelare il marchio del Movimento Cinque Stelle, ma al contempo lancia un monito alla politica ed alle Istituzioni:

– Se non entriamo non venite a parlare di democrazia. C’è il cane di paglia di 6 milioni di votanti: voglio vedere cosa succede.

Grillo scopre la brutta sorpresa al Viminale. Al secondo posto tra i simboli risulta un Movimento 5 stelle: ma non è quello fondato e guidato da lui, anche se ne riprende quasi esattamente la scritta. L’autentico simbolo del Movimento 5 stelle (con la scritta Beppe Grillo.it) risulta al sesto posto. E allora, sulle scale del ministero dell’Interno, attacca:

– Se non fanno nulla per questa storia del simbolo, dobbiamo combattere con gli avvocati. Ma se non entriamo e c’è un governo che ha il 25% dei voti degli italiani, dura 6 mesi e poi lo andiamo a prendere.

Con i cronisti, che vede nel pomeriggio in una minuscola saletta di un albergo romano, il comico è un fiume in piena.

– Siamo al Truman show sulle elezioni; dire indignati è poco – afferma -. Siamo determinati, perchè la cosa non finisce così.

E minaccia:

– Non temiamo nulla, sono loro che devono temerci se ci escludono. Queste cose – aggiunge – ci indignano e ci rafforzano e se pensano di eliminarci con questo espediente si sbagliano. Questa non è una democrazia di uno Stato moderno ma solo burocrazia. E’ democrazia – domanda inviperito – che un ragazzo di Catania di circa 30 anni, non so il nome, abbia, scavalcando le transenne e nella ressa, depositato per primo un simbolo senza firme, senza niente, e vedere che in mattina ci sono due simboli simili? Pensare di fregare il simbolo è un giochetto della burocrazia – ribadisce il comico – e non c’entra niente con la democrazia.

Mentre gli avvocati lavorano a una memoria, il leader del M5S (indicato come capo della coalizione di governo), lancia messaggi politici. Dice no a qualsiasi alleanza. Apre ai movimenti, ma non ai partiti. Si può dialogare con Ingroia, nella cui lista si candida Giovanni Favia: ma fino a un certo punto. Perchè, sostiene, il magistrato siciliano ”è una persona per bene ma dietro di lui ci sono sempre gli stessi”.

Considera una brava persona pure Bersani; ma, sbotta, ”è un colluso”. E spara ad alzo zero contro il presidente Napolitano:

– Chiunque verrà dopo di lui sarà un successo.

E si avventura in un durissimo paragone con il leader del Pdl:

– E’ come dopo Berlusconi, poteva venire anche Jack lo squartatore…

Tuttavia, parla anche di programma: dall’introduzione del reddito di cittadinanza al no alla patrimoniale. E respingendo l’accusa di ”flirtare” con Casapound che gli arriva soprattutto dal Pd, lancia una chiara minaccia all’establishment:

– Arriveremo in cento, duecento, non importa. Rivolteremo la Camera e l’apriremo come una scatoletta di tonno.

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