Napolitano: “Non è il momento per nuovi senatori: non c’è serenità”

ROMA  – Non ci saranno altri senatori a vita targati ‘Napolitano’. Con l’investitura di Mario Monti del novembre 2011 Giorgio Napolitano chiuderà il settennato con un sobrio bilancio di nomine senatoriali: una sola, proprio quella del professore, contro – ad esempio – la cinquina realizzata da Francesco Cossiga o da Sandro Pertini.

Quasi un record nella storia della Repubblica: solo il settennato di Oscar Luigi Scalfaro non vide ‘new entry’ presidenziali.

– Ci sono due seggi vacanti e io – ha spiegato in un colloquio con ”la Stampa” – sono un convinto sostenitore di questo istituto. Ma in questa fase, a così breve distanza dalla conclusione del mio mandato, non intendo utilizzare questa facoltà, anche perchè –  ha aggiunto – penso di non poter esercitare con la dovuta ponderazione e serenità questa prerogativa a così breve distanza dalla fine del settennato.

Con queste parole Napolitano ha così spento chiacchiericci e respinto pressioni sul suo ufficio affinchè conferisse l’ambito seggio a questo o quel personaggio. Tutte ”persone degnissime”, ha osservato ascoltando la rosa dei papabili elencata dal quotidiano torinese. Ma il capo dello Stato aveva già da tempo scartato l’ipotesi di far lievitare ulteriormente il numero dei senatori a vita.

Al di la’ del fatto che il Porcellum – con la sua strutturale difficoltà di realizzare maggioranze chiare al Senato – ha spesso reso determinante il voto di un pugno di senatori non eletti, Napolitano aveva già raggiunto la convinzione che fosse meglio non usare ancora quella che è una sua ”facoltà” e non un ”dovere”.

Infatti, dopo la mossa riuscita della nomina di Monti, Napolitano si è via via convinto che era più opportuno fermarsi. Anzi, la sua convinzione si era anche rafforzata ultimamente. Il presidente aveva nei mesi scorsi maturato la convinzione che le sue dimissioni anticipate sarebbero state utili al Paese. Avrebbe così evitato le criticità di un ingorgo istituzionale dovuto alla contemporaneità della fine naturale della legislatura e la conclusione del settennato. Ipotesi che è poi caduta naturalmente con le dimissioni ”irrevocabili” di Monti che hanno portato alle elezioni di fine febbraio.

L’incubo della fine del secondo governo Prodi tenuto in vita da alcuni senatori di nomina presidenziale o e di diritto come ex presidenti è ancora vivo sia a destra che a sinistra. Troppe sarebbero potute essere le polemiche se Napolitano, con la campagna elettorale in corso e la comprovata fragilità dell’attuale sistema elettorale, avesse deciso di riempire le due caselle senatoriali che la Costituzione gli concede. Meglio usare il passaggio delle consegne di maggio per far valere le sue valutazioni.

– Mi arrivano sollecitazioni e stimoli che riguardano persone degnissime – ha detto -, ma sono convinto che se sono meritevoli di attenzione da parte mia lo saranno anche da parte del mio successore.

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