Los Roques, il pilota non aveva l’idoneità a volare

Pubblicato il 14 gennaio 2013 da redazione

CARACAS  – Nuove ed inquitanti dettagli sono emersi sul caso dell’aereo scomparso nel nulla, con quattro connazionali a bordo, mentre volava da Los Roques a Caracas. L’Agenzia italiana per la sicurezza al volo ha accertato che il pilota, di cui tutti i colleghi hanno sottolineato la grande esperienza e perizia, era privo dell'”idoneità psicologica” al volo. Il pilota, che aveva superato i 65 anni di età già da molto tempo, era abilitato dalle norme vigenti in Venezuela a volare dentro lo spazio aereo nazionale. Ma, a quanto pare, non aveva rinnovato il permesso di idoneità psicologica, che gli era scaduto dal 30 novembre 2012. Inoltre, pare che la compagnia aerea non aveva la documentazione in ordine per operare lungo la rotta in cui è avvenuto l’incidente.

– Siamo abbastanza certi dove l’aereo può essere caduto, bisogna cercarlo lì. Le ricerche di superficie hanno avuto la loro fase, ora bisogna fare quelle in profondita –  non sembra credere a miracoli nè a ‘gialli’, Luca Missoni, sulla sorte del piccolo velivolo scomparso il 4 gennaio a Los Roques con quattro italiani a bordo, tra i quali suo fratello Vittorio.

– Di ipotesi ce ne sono tante, tecnicamente è possibile che l’aereo sia andato giù in 40 secondi – sottolinea evocando uno scenario da brividi il fratello dello stilista, ancora impegnato in prima linea in Venezuela nel giorno in cui la maison di famiglia torna a sfilare a Milano, all’insegna del rispetto di quella religione del lavoro cara al patriarca Ottavio.

– Le ricerche ci sono, sono sistematiche, efficienti… E’ un lavoro lungo, metodico, ma bisogna farlo. Io ho il compito di seguire questo lato dei lavori –  conclude il fratello di Vittorio Missoni, ribadendo la convinzione che siano le profondità dell’oceano il luogo da scandagliare per trovare una soluzione al rebus dell’Islander svanito nei cieli del Mar dei Caraibi, in volo fra Los Roques e Caracas, nove giorni fa. Una sensazione che trova eco nelle parole dell’ambasciatore d’Italia a Caracas, Paolo Serpi, il quale – reduce da un incontro con autorità, soccorritori e familiari dei dispersi – evoca lo scenario di uno stallo quale causa ultima del probabile incidente. Premettendo come nulla si possa dire con certezza ”finchè il velivolo non verrà trovato”, ma riferendo una ricostruzione (fatta sulla base della ”traccia individuata da un radar venezuelano”) secondo cui si può immaginare ”una sbandata a sinistra, il calo di velocità e la perdita di portanza, con l’aereo che non sta più in aria” e precipita infine vertiginosamente.

Sul caso continuano d’altro canto a proiettarsi alcune ombre. Il sito del settimanale Oggi rivela sulla base del racconto di un amico che due giorni dopo la scomparsa dell’aereo il telefono cellulare di uno dei passeggeri, Elda Scalvenzi, compagna di viaggio dei coniugi Missoni, fece registrare una decina di squilli prima che scattasse la segreteria telefonica: cosa impossibile, si sostiene, se fosse stato in fondo al mare. Un elemento di mistero che si unisce a quello dell’sms partito la notte del 5 dal telefonino dell’industriale Guido Foresti, anch’egli in volo con i Missoni, verso il cellulare di suo figlio, per segnalare che la linea risultava di nuovo libera. Il tutto sullo sfondo di una vicenda su cui, riferisce ancora Oggi, indagano ora le procure di Brescia e Milano, in coordinamento con il sostituto procuratore di Roma Francesco Scavo.

Le ricerche vanno avanti, oltre i termini minimi previsti dalle stesse procedure internazionali, e proseguiranno nei prossimi giorni affidati a una ”squadra multidisciplinare”. Lo ha assicurato il ministro degli Interni di Caracas, Nestor Reverol, incontrando  alla Gran Roque alcuni familiari dei quattro italiani dispersi (Missoni, la moglie Maurizia Castiglioni e i coniugi bresciani Foresti) e dei due piloti del bimotore, German Merchan e Juan Ferrer.

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