Caso Ruby, le elezioni non fermano il processo Pdl scatenato contro le toghe lombarde

ROMA – Con il processo-Ruby, il Tribunale di Milano ha aperto la sua ”campagna elettorale” anti-Berlusconi”: il doppio no dei giudici (allo stop per il procedimento e al legittimo impedimento per il Cav) ha scatenato il Pdl contro le toghe lombarde e contro la Boccassini che – ha attaccato il partito di Berlusconi – con la ‘solfa’ che non è il candidato premier ”accampa gli stessi pretesti di Bersani”.

Un modo, peraltro, per rimarcare una identità di argomentazioni tra la sinistra e le toghe di rito ambrosiano. Senza sfumature il giudizio dell’imputato.

– Il processo è tutto una comica, una farsa, una montatura diffamatoria – ha detto in serata Silvio Berlusconi che ha anche assicurato di aver letto che Ruby era in Messico dai giornali. Poi, parlando a Sky, conferma la sua linea difensiva rispetto al processo di Milano:

– Non c’é nulla di vero, é solo un modo per diffamare una persona.

Più che rabbia, dietro le quinte del Pdl circola una certa euforia, perchè, come si dice nel partito, ”l’uso politico della giustizia” ha sempre portato molta acqua al mulino berlusconiano. Specie durante le sfide elettorali sul filo che hanno consentito all’ex premier di cavalcare quella ‘giustizia a orologeria’ che gli ha appunto consentito di presentandosi agli elettori come ‘perseguitato’.

Ecco quindi che un fiume di reazioni del Pdl, straripanti rabbia e livore si sono riversate in men che non si dica nel circuito politico. Con Sandro Bondi che si è rivolto direttamente al Quirinale chiedendo un ”pronunciamento” di Giorgio Napolitano per ”garantire uno svolgimento regolare e democratico della campagna elettorale”.

– E questo perchè – come ha spiegato Angelino Alfano – appare chiara la volontà di entrare a gamba tesa nella campagna elettorale, condizionandone fortemente gli esiti, per arrivare persino ad una sentenza definitiva prima della competizione.

Analisi condivisa da Maurizio Gasparri per il quale si vuole ”influenzare il voto”.

– Siamo di fronte all’ennesimo scandalo di un uso strumentale della giustizia a chiari fini politici – ha protestato il capogruppo del Pdl al Senato – e questo non è più tollerabile.

I giudici – ha rincarato Maurizio Lupi – ”vogliono la sentenza prima del voto”