Bankitalia, Visco: “2013 un’altro anno difficile”

ROMA  – Si fa più fosco il futuro dell’economia italiana. La Banca d’Italia rivede le sue stime e prevede un calo del Pil dell’1% quest’anno con l’uscita dalla recessione che avverrà, fra molte incertezze, solo a fine anno e il segno più che tornerà nel 2014 (+0,7%).

– Quest’anno sarà così un altro anno difficile e la ripresa sarà lenta e difficile – afferma il governatore Ignazio Visco nella sua lectio magistralis all’università di Firenze, dove è stato anche interrotto per breve tempo dalla protesta di un gruppo di studenti. Nel 2014 inoltre la disoccupazione toccherà il 12%, specie fra i giovani, e il mercato del lavoro si stabilizzerà ma non vedrà un’inversione di tendenza.

– Il paese (e il prossimo governo) – afferma – deve però non mollare sull’equilibrio dei conti che è ”la precondizione per la via del successo.

Se quindi va esclusa una manovra per cambiare i saldi, visti gli impegni con l’Europa, è possibile agire per tagliare da una parte e spendere di più dall’altra (o per ridurre un’imposta distorsiva, aumentandone una più neutrale). Ma nel frattempo, nel suo bollettino economico, Via Nazionale rivede e corregge al ribasso le previsioni di luglio, confermate poi nell’edizione di ottobre. Allora si parlava per il 2013 di un calo del Pil dello 0,2% ma nel frattempo è intervenuto ”il peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti”.

Il rallentamento dell’economia mondiale e dall’effetto delle manovre infatti si ‘mangeranno’ circa un punto di Pil a testa. Secondo i tecnici di Via Nazionale tutto è iniziato con la crescita dello spread nel luglio 2011 che ha determinato la stretta del credito e una impennata dei costi dei finanziamenti: due fattori che hanno tagliato il pil di un punto e che hanno imposto, ”per evitare un incontrollato peggioramento delle condizioni sui mercati finanziari” le manovre del secondo semestre 2011 (governo Berlusconi e poi Salva Italia di Monti). Manovre depressive sulla domanda le quali si sono portate via un altro punto di prodotto interno e che stanno avendo appunto effetti anche nell’anno appena iniziato.

Il risultato è un Pil 2012 che affonda del 2,1% e un mercato del credito che stenta ancora con tassi più elevati sui finanziamenti alle imprese e le famiglie di circa un punto rispetto a quelli praticati in Germania.

Per fortuna le banche mostrano una raccolta e capitale robusti. Gli effetti positivi si hanno sul fronte della finanza pubblica specie nel biennio 2013-2014 e proprio per questo la Banca d’Italia invita a ”consolidare i progressi ottenuti”. Andando avanti con le riforme inoltre, ricorda Visco, può far calare ulteriormente lo spread che si è già dimezzato rispetto ai massimi per effetto delle decisioni prese dalla Bce e dai paesi europei. Il migliorato clima ha anche fatto tornare i flussi di capitale nei paesi ‘periferici’ come l’Italia che ha visto ridurre il saldo negativo e riprendere gli acquisti di titoli di stato da parte degli investitori stranieri. Infine da Visco un avviso: ”non legare le mani alle banche centrali” perchè ”l’assenza di regole troppo stringenti ha consentito di adottare le misure necessarie per contrastare la crisi, evitare conseguenze più gravi sull’attività economica e garantire la stabilità dei prezzi”. Per questo la flessibilità sarà necessaria in futuro quando si dovrà decidere sull’exit strategy dalle misure straordinarie.

Tempesta in vista. Infatti se i numeri dovessero peggiorare, e tutto indica che così sarà, sarà necessariorifinanziare gli ammortizzatori sociali che sono ‘coperti’ solo per i primi mesi dell’anno nel tentativo di fronteggiare l’emorragia occupazionale.