Pd, sentenza choc: fuori le candidature scomode

ROMA  – Sentenza choc del comitato dei garanti del Pd. Dopo una lunga istruttoria dell’organismo presieduto da Luigi Berlinguer, che ha passato a setaccio tutte le candidature ‘scomode’ per il partito, escono dalle liste i siciliani Vladimiro Crisafulli (che alle ‘parlamentarie’ aveva ottenuto oltre 6mila preferenze) e Nino Papania, trapanese, anche lui vincitore alle primarie. Ritirata inoltre la deroga a Nicola Caputo, casertano, mentre il lucano Antonio Luongo sceglie di ritirarsi come aveva fatto, in precedenza, anche la lombarda Bruna Brembilla. Una scelta che, dopo una campagna mediatica che prosegue da giorni sul nodo delle ‘liste pulite’ è stata motivata con il ”criterio dell’opportunità”.

– Abbiamo tutelato – dice il presidente della comitato dei garanti Luigi Berlinguer – l’immagine e l’onorabilità del Pd.

Punti fermi delle scelte dei garanti l’interpretazione severa di codice etico, statuto e legislazione in materia. Di fronte, attacca Berlinguer, a ”polveroni mediatici e sommari processi di piazza (magari via web) che creano un irrespirabile clima di intolleranza”.

– Rispetteremo le scelte dei garanti’ che sono certo faranno per bene – aveva detto Pierluigi Bersani mentre il comitato era riunito. Ma i diretti interessati dalla scelta del partito vanno all’attacco.

– E’ – tuona Crisafulli – giacobinismo allo stato puro. Un errore e una scorrettezza clamorosa. Spero che il mio partito non continui su questa strada, quando si sceglie la via della purezza c’è sempre uno più puro che ti epura.

Per lui si era speso anche il segretario regionale siciliano Giuseppe Lupo. Senatore uscente di Enna, Crisafulli è stato rinviato a giudizio per concorso in abuso d’ufficio e archiviato per concorso in associazione mafiosa dopo essere finito nel mirino per un filmato che lo ritraeva in un colloquio con un avvocato ennese poi condannato come boss mafioso.

Si dice ”esterrefatto” il consigliere casertano, Nicola Caputo, raggiunto nei giorni scorsi da un avviso di garanzia nell’ambito di una inchiesta su presunti falsi rimborsi. Si trincera dietro il silenzioA Antonio Papania, che ha patteggiato 2 mesi per una condanna per abuso d’ufficio. No comment anche da Antonio Luongo, lucano, rinviato nel 2009 a giudizio per corruzione in un’inchiesta su affari e politica a Potenza e che ha rinunciato spontaneamente alla propria candidatura. Passano il vaglio del comitato dei garanti, tra gli altri, l’agrigentino Angelo Capodicasa archiviato nell’ambito di un’inchiesta per falso in concorso e il calabrese Nicodemo Oliverio, imputato di bancarotta fraudolenta. Nessun problema, come era naturalmente prevedibile, per Rosaria Capacchione, la giornalista ‘anti-camorra’ del ‘Mattino’ capolista in Senato e imputata per calunnia nei confronti di un luogotenente della Guardia di Finanza

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