Rottamiamo gli eterni candidati

Pubblicato il 21 gennaio 2013 da Mauro Bafile

Rottamazione. E’ una parola che non piace a tutti. Francamente, neanche a noi. Ma, bisogna riconoscerlo, è forse quella che meglio illustra la nostra realtà. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, l’ha fatta diventare di moda negli ultimi mesi. L’ha fatta sua per sottolineare che alcuni leader politici, una intera generazione a dir la verità, avrebbe dovuto fare un passo indietro per permettere alle nuove generazioni di emergere.

Il sindaco Renzi ha perso le primarie per la candidatura a premier. Lo sappiamo. La sua scesa in campo, comunque, ha avuto conseguenze. Ha convinto alcuni leader storici della sinistra italiana, come ad esempio l’ex premier Massimo D’Alema e l’ex sindaco di Roma Walter Veltroni, a non ricandidarsi alle politiche. Una decisione presa nonostante avessero ancora tanto da offrire al Paese; una decisione senz’altro sofferta, ma che dice molto del loro spessore umano e politico.  Non candidarsi, comunque, non vuol dire abbandonare la politica alla quale continueranno ad offrire il proprio contributo dalle fila del Partito Democratico.

Nelle società arcaiche gli anziani, senza che nessuno li obbligasse, raggiunta una certa età si ritiravano dalla vita pubblica. Passavano il testimone ai giovani. Ma la loro esperienza, la loro saggezza rappresentava un patrimonio prezioso che non poteva essere gettato all’ortica. E allora, coloro che con la loro condotta di vita avevano dimostrato onestà e saggezza, senza ombra di dubbio, venivano chiamati a integrare un “consiglio”; un “collegio che veniva interpellato ed ascoltato ogni qualvolta le circostanze lo richiedevano. Così, si conciliava l’irruenza e l’entusiasmo giovanile con la moderazione e la saggezza frutto dell’esperienza che accompagna l’età.

Dare spazio alle nuove generazioni. Quante volte se n’é discusso? In seno alla nostra Collettività, specialmente in quella organizzata, se ne parla ormai da anni. Da quando, cioè, le seconde generazioni hanno cominciato a crearsi spazi nella società venezolana. Nei casi in cui dalle parole si è passato ai fatti, lì dove i nostri pionieri hanno ceduto terreno alle nuove generazioni, i risultati non si sono fatti attendere. Insomma, non vi è stato motivo di rimpianti. Oggi vi sono giovani brillanti ai vertici di Faiv, di Fedeciv e di nostre associazioni, com’è il caso della Casa d’Italia di Maracay. E sono i giovani, addirittura le terze generazioni – i nipoti dei pionieri – che si stanno impegnando a riscattare nostre istituzioni, considerate fino a ieri irrecuperabili. . E’ quanto accaduto, ad esempio, a Cumanà.

A febbraio in Italia si vota per rinnovare il Parlamento. Anche la nostra Collettività sarà chiamata a eleggere i propri rappresentanti: quattro deputati e due senatori, per tutta l’America meridionale.

Già da mesi, molto prima delle “dimissioni irrevocabili” del premier Mario Monti, i soliti “professionisti dell’emigrazione” sono scesi in campo ed hanno iniziato la loro campagna elettorale. Dapprima ci sono state riunioni carbonare qua e là; poi, incontri con esponenti della Collettività a Caracas e nelle associazioni delle maggiori città del Paese. Anche in questa occasione, come in passato, si sono resi protagonisti dell’ennesima ‘transumanza’. Ci hanno abituato a vederli schierati ogni volta con un partito diverso. Anche in questa occasione non si sono smentiti. Ed hanno aderito ad un “movimento” che fino ad ora è riuscito a fare ben poco, al di là delle tante promesse. D’altronde, la parola coerenza non esiste nel dizionario di chi alimenta ambizioni senza freno né in quello di chi difende gli interessi della Collettività solo quando questi coincidono con i propri.

Fortunatamente, oltre agli “eterni candidati”, ci sono giovani con belle aspirazioni. Ragazzi promettenti che sperano gli si offra l’opportunità di rappresentare la nostra comunità, di interpretarne le necessità e di difenderne gli interessi. Insomma, di poter dare il proprio contributo allo sviluppo delle collettività italiane nell’America meridionale. Il buon senso consiglierebbe di dar loro spazio, di sostenerli nei loro sogni; di consigliarli. E non permettere che prevalga l’ambizione personale e l’egoismo di chi, diciamolo pure, non ha più nulla da offrire.

Siamo sicuri che la nostra Collettività, forte della propria esperienza, questa volta non si farà ingannare dal “canto delle sirene”; da promesse vuote di contenuto.  Né cadrà nell’errore di sostenere personaggi che hanno già dimostrato la loro incapacità nel rappresentarci.

La nostra Comunità, in quest’occasione, saprà “rottamare”, mandando definitivamente in pensione, coloro ai quali più volte è stata data la fiducia ma che, lo dimostrano i fatti, nel rappresentarci a Roma, nulla sono riusciti ad ottenere. E’ il momento di voltare pagina, di un colpo di timone. E’ l’occasione di premiare i giovani che oggi hanno tanto da offrire e che, fortunatamente, non hanno ancora imparato a mentire e a ingannare.

Mauro Bafile

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