Pdl, Cosentino: “Fuori per una montatura”

Pubblicato il 22 gennaio 2013 da redazione

NAPOLI  – La verità di Nick ‘o Mericano, al secolo Nicola Cosentino, escluso dalle liste del Pdl in nome dei sondaggi che premiano le ‘liste pulite’, è racchiuso tutto in uno slogan ”Non vendo la dignità per l’immunità”, forse l’ultimo e il meglio riuscito della sua carriera politica. Chi lo dava furioso e pronto ad attaccare tutto e tutti, dopo l’esclusione last minute che potrebbe aprirgli le porte del carcere (su di lui pendono due richieste d’arresto per presunti rapporti con il clan camorristico dei Casalesi), si è trovato davanti a un Cosentino ‘low profile’ che dice di accettare la decisione del partito: un copione che l’ex sottosegretario all’Economia rispetta per tutto l’incontro con la stampa salvo perdere la pazienza all’ultima domanda (”Imbarazzante è lei e le domande che fa”, sbotta rivolto a una giornalista).

Fino ad allora era stato un giocare di fioretto, più in difesa che all’attacco, la rabbia nascosta dietro il sorriso spavaldo e le battutine con i fotografi che lo assediano (”tutte queste foto per un impresentabile?”) e che lo costringono a rinviare di un paio di ore la conferenza stampa convocata in un albergo del lungomare di Napoli per allestire una sala più grande di quella scelta, troppo piccola per accogliere i giornalisti e i sostenitori che lo ricevono come un vincitore, tra applausi e incitamenti. L’ex sottosegretario si dice vittima di una montatura.

– E’ stato montato un caso Cosentino – afferma -. Un accanimento mediatico che ha fatto di me il capo degli impresentabili. Qualcuno poi ha regalato dei sondaggi al partito determinando la mia esclusione: ma non faccio polemica, se questo può servire a battere le sinistre e a portare qualche voto in più.

La versione del ”passo indietro” è smentita dallo stesso Cosentino:

– Non ho fatto un passo indietro. Ho lottato fino alla fine per ottenere una candidatura, ma non per l’immunità, perchè non vendo la mia dignità per l’immunità, ma per tenere fede alla linea garantista del Pdl e non darla vinta a due tre giustizialisti del partito.

Chi siano non lo dice, ma qualche bersaglio Cosentino lo indica destinando battute al vetriolo al segretario Angelino Alfano (”Dicono che siamo venuti alle mani, non è vero. Non ho nulla contro la categoria dei perdenti di successo”) a Italo Bocchino (”l’unico vero Casalese in Parlamento, naturalmente riferente dei tanti Casalesi buoni”) e al governatore campano Stefano Caldoro (”L’unica spinta che gli ho dato è stata per farlo diventare presidente della Regione. Oggi il punto di riferimento del partito in Campania è lui, e non potrà più giocare al buono e al cattivo perchè il cattivo si è fatto da parte”).

Ma sono le uniche stoccate che si concede. Per il resto è solo un ringraziare Berlusconi ”per la stima e l’amicizia che ha per me”, il partito, la gente che lo sostiene, lui che non è non è mai stato ”un fighetto di palazzo”, la stampa e perfino gli avversari ”che ora hanno ottenuto di far fuori chi ha ribaltato una regione rossa”.

Niente minacce di contraccolpi in Regione e una promessa di fedeltà al Pdl e a Berlusconi (”lascio una squadra vincente anche se in Campania sarà difficile che corrano come faccio io tutti i giorni”). Il futuro sono i processi che lo riguardano:

– Se avessi voluto l’immunità avrei accettato le offerte che mi sono venute da quasi tutte le liste collegate al Pdl. Ora potrò dedicarmi alla ricerca della verità e dell’assoluzione.

Il carcere non fa paura.

– Non vedo perchè dovrei andarci, ora sono un cittadino comune, e i Casalesi sono un clan di fessi se appoggiano uno che si è dimesso da tutto. In carcere ci andrei con dignità, ma non sarebbe da Paese civile – dice prima di partire per Roma dove è atteso da Berlusconi, forse per un chiarimento, di certo per sancire la fine di un capitolo.

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