Confindustra: terapia d’urto, la politica cambi volto al paese

Pubblicato il 23 gennaio 2013 da redazione

ROMA  – La crisi ”lascia profonde ferite”, c’è ”un alto rischio di distruzione della base industriale”, ”è una emergenza economica e sociale”: servono ”scelte immediate, forti, coraggiose”, avverte Confindustria. Che propone un piano dettagliato d’azione, ”una vera e propria tabella di marcia fino al 2018”, alle forze politiche che si candidano a guidare il Paese dopo il voto di febbraio: un dettagliato piano di governo economico articolato in una ”terapia d’urto” ed un ”piano di riforme” che in 5 anni porterebbero crescita, lavoro, più reddito per le famiglie e più consumi, conti pubblici in equilibrio, meno tasse. Un piano che, avvertono gli industriali, ”costituirà anche un metro con cui valutare le azioni ed i risultati del prossimo governo”.

– Serve una svolta, l’alternativa è il declino – sottolinea il leader degli industriali Giorgio Squinzi -. L’Italia – dice – ha bisogno di politiche coraggiose, dobbiamo tornare a crescere: è un imperativo. Gli imprenditori sono ambiziosi e ottimisti, guardano al futuro e investono: vogliamo che i politici lo facciano per l’Italia intera.

Nel dibattito politico, chiarisce Squinzi, ”come Confindustria non possiamo e non dobbiamo in nessun modo esprimerci”. L’associazione degli industriali propone il suo piano a ”chiunque vinca” le elezioni, e sulle misure proposte si aspetta ”che tutte le forze politiche prendano un impegno, perchè è ora di cambiare il volto del Paese”. Punta così anche a ”riportare il dibattito elettorale sui temi dell’industria e del lavoro, purtroppo trascurati in queste settimane”. Progetto ”ambizioso” ma ”realizzabile”. Con obiettivi forti:

”Confindustria stima che attraverso la piena e coerente attuazione delle sue proposte la crescita raggiungerà il 3% già nel 2007, l’occupazione aumenterà di 1,8 milioni, il tasso di occupazione salirà di 3,8 punti e quello di disoccupazione scenderà all’8,4%, gli investimenti saranno in volume del 55,8% più alti, le esportazioni del 39,1%, i consumi delle famiglie del 10,7%.

Target certificati dagli economisti del centro studi di viale dell’Astronomia. La ”terapia d’urto” può smobilitare risorse per 316 miliardi, dai tagli alla spesa pubblica , al riordino degli incentivi alle imprese ed all’armonizzazione degli oneri sociali, a privatizzazioni e dismissioni del patrimonio pubblico, aumentando del 10% gli incassi dalla lotta all’evasione; e sul fronte delle riforme fiscali armonizzando le aliquote Iva ridotte, anche con aumenti ma finalizzati a reperire risorse da destinare alla riduzione dell’Irpef sui redditi più bassi.

Le misure proposte vanno dalla riduzione del cuneo fiscale (eliminando progressivamente il costo del lavoro dall’imponibile Irap, tagliando gli oneri sociali, con 40 ore di lavoro in più l’anno pagate il doppio perchè detassate e decontribuite, stabilizzando a un miliardo l’anno le risorse per la detassazione del salario di produttività) ad un taglio dei costi dell’energia. Poi un piano di riforme, dal ”rendere veramente flessibile” il mercato del lavoro (è ”insufficiente” quanto fatto con la riforma Fornero, dice Squinzi), a ”ridurre il peso del fisco sulle imprese”, a riorganizzazione della P.a, semplificazioni e meno regole, riforma del titolo V della Costituzione. Abbiamo bisogno, dice Confindustria, ”di una Italia veramente liberale, di uno Stato che arretri nel suo perimetro, lasci spazio ad una sana concorrenza dei privati e che per primo applichi la legge, pagando i propri debiti e rispettando i diritti dei cittadini e delle imprese”.

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