Mali, si spacca il fronte degli islamici

Pubblicato il 24 gennaio 2013 da redazione

TUNISI, – Un documento, di poche decine di righe, ha sancito la frattura in seno ad Ansar Dine, uno dei gruppi jihadisti che occupano il Nord del Mali, sancendo la nascita di una formazione dichiaratamente moderata e, altrettanto apertamente, schierata contro la deriva terroristica che gli ex alleati hanno imboccato: l’appello alla Francia è di non bombardare le sue postazioni e, quindi, di trattare.

Il Movimento islamico dell’Azawad (Mia), costituito da ‘notabili e combattenti’, come spiega puntigliosamente il suo atto di nascita, non è una costola di Ansar Dine, ma una porzione importante del gruppo perchè, andandosene, ha portato con sè una dote assolutamente inattesa, la città di Kidal, nodo strategico cruciale per il Nord del Mali: hanno chiesto ai francesi di non farne bersaglio d’attacchi, dicendosi pronti a discutere, ad avviare una trattativa. Un’arte, questa, in cui l’uomo forte del Mia, Alghabasse Ag Inballa, è ferratissimo, perchè è stato proprio lui a guidare la delegazione di Ansar Dine che è andata a trattare, a Ouagadougou, con il mediatore dell’Ecowas, il presidente burkinabe’ Blaise Compaore’. Una trattativa risoltasi nel nulla, perchè il capo di Ansar Dine, Iyad Ag Ghaly, maestro nell’arte della dissimulazione così come dell’inganno, ha disseminato di trappole, quasi a volere agevolare la risposta negativa della controparte. Come quando ha offerto la pace a patto che in tutto il Mali venisse applicata la sharja.

L’entrata in scena, in modo così pesante (con Kidal, i moderati del Mia dicono di controllare anche Menaka, altro importante centro del Nord del Mali), del Movimento islamico spariglia le carte perchè i suoi ispiratori dicono di volere rompere con i terroristi, ed anzi di volerli combattere. Stante così la situazione, il Nord del Mali appare quindi oggi quasi balcanizzato, dove ogni gruppo jihadista ha piantato la sua bandierina nera che reca le frasi del corano in enclave ben definite.

Ad Ansar Dine, ad esempio, in termini di città, resta la sola Timbuctu, e non è comunque poco (è la chiave d’accesso al deserto maliano), ma ora deve guardarsi dagli ex del Mia. Che, in maggioranza tuareg, si ritrovano nella condizione di combattere quelli che, appena ieri, erano fratelli – stessa l’etnia – ma dai quali sono ora divisi da una diversa visione del futuro dell’Azawad: sotto la sharja per Ansar Dine (come per al Qaida nel Maghreb islamico e Movimento per l’Unicità e la jihad nell’Africa Occidentale); sotto un regime che garantisca liberta’ e diritti per tutti per loro.

In tutto questo resta l’enigma di cosa stia accadendo in seno al Movimento nazionale di liberazione dell’Azawad, composto anch’esso da tuareg, ma dichiaratamente laici. Pur se il Mia si proclama islamico un confronto, che preluda magari ad un’alleanza, con l’Mnla – schierato contro gli jihadisti, dopo esserne stato per poche settimane alleato – appare nella logica delle cose. Ed è forse a questo che stanno lavorando le diplomazie che, come quella algerina, hanno cercato di frantumare la compattezza degli jihadisti. E la nascita del Mia potrebbe essere un primo risultato di questa politica.

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