Napolitano: “Agnelli sapeva il valore del seggio senatoriale”

TORINO  – In Italia c’è bisogno di ”una visione di più ampio respiro del nostro comune destino” e tutti, dalla politica ai cittadini, si dovrebbero tenere lontani ”da logiche di contrapposizione sbrigative e meschine”. Perche’ l’obiettivo mancato da decenni è ”la riforma del Paese”, una riforma che non e’ piu’ rinviabile e che deve essere attuata preservando l’unità d’Italia. Ecco il richiamo che Giorgio Napolitano lancia al Paese, dopo giorni di silenzio e mentre infuria una campagna elettorale i cui toni a volte sono ben lontani da quella ”misura ed attenzione” che il capo dello stato non si stanca di invocare per il bene dell’Italia.

Il presidente è silente mentre i partiti sguainano le spade alzando i toni nei comizi e spesso trascendono nelle tante apparizioni televisive di questi giorni. Per questo sceglie la prudenza anche parlando della crisi di Monte dei Paschi di Siena sulla quale sta lavorando Bankitalia che gode della ”piena fiuducia” del Quirinale. Ma ieri a Torino Napolitano ha voluto lanciare un segnale, un richiamo al fare in nome del Paese, prendendo spunto dalla figura di un uomo pubblico, uno degli italiani tutt’ora più conosciuti all’estero a dieci anni dalla sua scomparsa: Gianni Agnelli. Uomo dell’impresa, di quella Fiat che ha fatto crescere il Paese, personaggio simbolo di un’Italia elegante e di successo, nonchè cerniera tra politica ed economia.

Ebbene lui, l’avvocato, ben sapeva l’importanza del seggio senatoriale, riconoscimento unico che la Costituzione ha disegnato per quanti – pochi, pochissimi – hanno ”illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario”. Una prerogativa che l’articolo 59 della Carta attribuisce al presidente della Repubblica e che Napolitano ha usato una sola volta nel suo settennato, per assegnare il prestigioso incarico a Mario Monti.

– Gianni Agnelli fu fatto senatore a vita da Francesco Cossiga, un riconoscimento – ha sottolineato  Napolitano da Torino durante le cerimonie per il decennale della scomparsa dell’avvocato – che mostrò di intendere pienamente nel suo significato e nel suo valore.

Sì, perchè Agnelli “seppe operare nel cuore della società, in posizione di alta responsabilità, e dare prova nello stesso tempo di un forte senso delle istituzioni e degli equilibri democratici”.

– Questo fu – ha aggiunto Napolitano che ebbe una decennale amicizia con lui – ciò che lo contraddistinse facendone un protagonista della nostra vita pubblica oltre che una figura centrale del mondo economico.

Forse per questo Giorgio Napolitano ieri ha colto il messaggio di modernità e rinnovamento che a dieci anni di distanza continua a diffondere la figura di Gianni Agnelli, sentendone la mancanza. Fare le riforme quindi. Chiunque verrà dopo il voto di febbraio alla guida del Paese deve sapere che da ciò l’Italia non può prescindere. Riforme e riforme, politiche, sociali ed istituzionali, che devono essere realizzate dalle forze politiche con “uno spirito di attaccamento all’Italia”, attraverso un comune ”sentire nazionale ed europeo, il solo che può permetterci di reggere e progredire nel mondo globale”.

E forse non a caso il presidente, subito dopo queste parole, ha voluto rendere omaggio – nel reparto ebraico del cimitero monumentale di Torino – ad un’altra delle grandi figure italiane che meglio incarnano apertura mentale e rettitudine: Rita Levi Montalcini.

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