La Cgil presenta il suo “piano lavoro”

ROMA – L’Italia può aprire una ”nuova stagione di crescita e sviluppo” solo se ”si parte dal lavoro e dalla creazione di lavoro”: da questa ”ferma convinzione” nasce il Piano del lavoro della Cgil, che oggi il segretario generale Susanna Camusso porterà alla conferenza di programma a cui interverranno, tra gli altri, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ed il leader di Sel, Nichi Vendola.

Un nuovo Piano del lavoro della Cgil (‘Creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese’, lo slogan), dopo quello del 1949 presentato dall’allora numero uno Giuseppe Di Vittorio al congresso di Genova, che punta a far ripartire il Paese.

Al centro ci sono i giovani. E, appunto, la creazione di posti di lavoro. A questo obiettivo possono essere destinati 50-60 miliardi di euro nel triennio. L’attivazione del Piano avrebbe un impatto, nel 2013-2015, di un +2,9% sull’occupazione. In particolare, secondo una simulazione econometrica del Cer (Centro Europa ricerche) che ha calcolato l’impatto macro del Piano rispetto ad uno scenario di partenza basato sulle attuali politiche e previsioni, la sua attuazione potrebbe generare per l’occupazione (prevista a -0,4% quest’anno) una crescita dell’1,9% nel 2013, dello 0,6% nel 2014 e dello 0,4% nel 2015. Anche il tasso di disoccupazione (che oggi viaggia oltre l’11%) quindi potrebbe essere ridotto e riportato ai livelli pre-crisi, arrivando al 7% nel 2015 (9,6% nel 2013 e 8,5% nel 2014).

Il Pil, sempre sulla base delle stesse proiezioni, potrebbe segnare una crescita cumulata del 3,1% (2,2% nel 2013, 0,8% nel 2014, 0,1% nel 2015). Una forte spinta arriverebbe dagli investimenti (+10,3% sempre nel triennio). Aumenterebbero anche il reddito disponibile (+3,4%) e i consumi delle famiglie (+2,2%). Le risorse per realizzarlo, come detto, ammontano a circa 50-60 miliardi di euro (i risultati della simulazione sono su 50 miliardi) in tre anni. Da destinare principalmente al piano ”straordinario” di creazione ”diretta” di posti di lavoro (15-20 miliardi), al sostegno all’occupazione e agli ammortizzatori sociali (5-10 miliardi), ad un ”nuovo” welfare (10-15 miliardi), ai progetti operativi (4-10 miliardi) ma anche alla ”restituzione fiscale” (15-20 miliardi). Per recuperarle, si fa leva innanzitutto su una ”riforma organica” del sistema fiscale, con una ”maggiore progressività” delle imposte e l’adozione di una patrimoniale sulle grandi ricchezze, insieme ad un recupero ”strutturale” dell’evasione: da qui possono arrivare, in termini di entrate, almeno 40 miliardi annui.

Altri 20 miliardi di risparmi strutturali possono invece essere generati dalla riduzione dei costi della politica e degli sprechi e dalla ”redistribuzione” della spesa pubblica. Insieme ad un utilizzo programmato delle risorse dei Fondi strutturali europei. Anche il riordino delle agevolazioni e dei trasferimenti alle imprese puo’ consentire il recupero di almeno 10 miliardi. ”Ambizione” del piano è ridare ”centralita’ all’intervento pubblico” come ”motore” dell’economia. Di qui anche la Cassa depositi e prestiti puo’ diventare ”uno dei soggetti essenziali per l’innovazione e la riorganizzazione”. Tra gli altri punti, green economy, ricerca e innovazione, territorio.

Insomma un ”piano di legislatura” per ”una nuova politica industriale, sociale e ambientale, fondata su una nuova politica fiscale”. Che la Cgil porta come proposta al Paese: ”al futuro governo, alle forze sociali, alla politica, alle istituzioni, ai cittadini”.

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