Mps: niente commissari, Bankitalia non ne discute

MILANO  – Fallimento, liquidazione e commissariamento. SarÀ forse colpa della febbre elettorale che circola in giro ma in questi giorni intorno allo scandalo-derivati del Montepaschi di Siena sono circolate tutte le ipotesi possibili e immaginabili.

Anche le più assurde, tra cui quella della bancarotta che, allo stato attuale, sembrerebbe destituita di ogni fondamento. Al di là di quelli che dicono che la lezione Lehman Brothers ha insegnato al mondo globalizzato che una banca non deve e non può fallire altrimenti l’effetto domino è devastante, il caso del Montepaschi è lontano da questo tipo di discussione. E una conferma in questa direzione arriva dalla Banca d’Italia che a più riprese ha sgombrato l’ipotesi dal campo.

Il governatore Ignazio Visco, nei giorni scorsi a Davos, aveva già negato ”azioni immediate” di questa portata. Alla base del ragionamento la normativa. Il Testo unico bancario (Tub), per l’esattezza che prevede che il commissariamento di una banca in soli tre casi. Ovvero quando ci sono gravi perdite del patrimonio, gravi irregolarità nell’amministrazione oppure quando lo scioglimento viene richiesto con ”istanza motivata dagli organi amministrativi o dall’assemblea straordinaria”. Insomma, nessuna fattispecie che si può applicare in questo caso.

Il Montespachi, infatti, nonostante le maxi-perdite in derivati che dovrebbero costare oltre 700 milioni di euro, a breve avrà un patrimonio – per effetto della sottoscrizione dei Monti bond per 3,9 miliardi – in linea con le richieste dell’Eba, l’autorità bancaria europea. Quanto alla governance, la banca senese, proprio su spinta della Banca d’Italia, lo scorso anno aveva chiamato Alessandro Profumo e Fabrizio Viola al preciso scopo di fare pulizia nei conti. Un tandem che sta agendo se non come dei veri e propri commissari almeno come un vertice di garanzia.

E proprio Profumo, interpellato su questa ipotesi, ha detto:

– Non credo che la banca vada commissariata e non verrà commissariata.

A fargli da eco è stato Viola:

– Mps non è in ginocchio e vista dalla parte dei correntisti e degli obbligazionisti la situazione è sotto controllo, non ci sono criticità.

Cosa diversa invece sono i profili penali che potrebbero emergere dal fronte giudiziario nelle prossime ore. La procura di Siena è a lavoro su due inchieste, quella per l’acquisto di Antonveneta e quella per i derivati targati Mps, da cui potrebbero emergere accuse pesanti per i vertici precedenti. Negli anni dei fatti in questione alla presidenza c’era Giuseppe Mussari, che di recente si è dimesso dall’Abi, al fianco del direttore generale Antonio Vigni e dell’ex capo della divisione finanza, Gianluca Baldassarri.