Attacco kamikaze contro ambasciata Usa: 2 morti e un ferito

ANKARA  – A dieci anni dall’ondata di attentati di Al Qaida nel 2003 a Istanbul contro il consolato britannico, una banca inglese e due sinagoghe – 72 morti – il terrorismo torna a colpire gli interessi occidentali in Turchia: un kamikaze si é fatto esplodere  davanti all’ambasciata Usa di Ankara, uccidendo oltre a se stesso una guardia turca e ferendo gravemente una giovane donna. Ma in questo caso, secondo le autoritá turche, responsabile dell’attentato sarebbe il gruppo di estrema sinistra Dhkp-C, il Partito-Fronte Rivoluzionario Popolare di Liberazione, giá accusato di altri attentati, l’ultimo nel settembre scorso a Istanbul contro una stazione di polizia costato la vita a un agente.

Il Dhkp-C é una formazione anti-imperialista e anti-Nato, vicina alla causa del separatismo curdo. Dopo l’attento, il premier Recep Tayyip Erdogan ha detto che il terrorismo deve essere combattuto ”insieme, ovunque nel mondo”. Il kamikaze, identificato da alcuni media turchi come Ecevit Sanli, 30 anni, si è fatto esplodere alle 13.10 ora locale, davanti ad un ingresso secondario dell’ambasciata Usa.

La deflagrazione, molto forte, è stata chiaramente udita nell’ufficio Ansa di Ankara, a circa un chilometro, e ha fatto tremare i vetri dell’ambasciata italiana, situata a meno di 400 metri sull’ Ataturk Boulevard. La porta blindata dell’ingresso secondario, da dove passano fra l’altro le persone che chiedono un visto per gli Stati Uniti, è stata divelta. L’esplosione ha ucciso sul colpo l’attentatore e una guardia turca, e ha ferito gravemente una giornalista turca, Didem Tuncay. La sede diplomatica americana, situata come quella italiana al centro di una grande proprietà, non ha subito danni. Ma ci sono stati momenti di grande tensione.

Nessuno ha dimenticato l’attentato di Bengasi, costato la vita all’ambasciatore Chris Stevens l’11 settembre scorso. Nelle ambasciate vicine, sull’Ataturk Boulevard, quelle di Italia, Germania e Francia, sono state subito rafforzate le misure di sicurezza. Il timore è che l’attentato possa essere seguito da altri. Ankara, è vero, si trova all’incrocio di diverse crisi a rischio terrorismo. Quella del Kurdistan turco, contro i ribelli curdi del Pkk, 35mila morti in 30 anni. Quella siriana, che vede la Turchia schierata al fianco dei ribelli sunniti anti-Assad, fra cui cresce l’influenza dei gruppi jihadisti vicini ad Al Qaida.

L’analista di Hurriyet Nihal Ali Ozcan ha messo in guardia negli ultimi giorni contro il rischio crescente di attacchi jihadisti contro interessi occidentali in Turchia. L’arresto nei giorni scorsi ad Ankara del genero di Osama Bin Laden, Suleiman T. – di cui ha riferito Milliyet – ha fatto scattare altri campanelli d’allarme. Dovrebbe essere consegnato, secondo Milliyet, alle autorità iraniane. Ci sono poi le tensioni interne innescate dal dispiegamento in corso dei missili Patriot della Nato, forniti da Usa, Olanda e Germania, chiesti da Ankara per proteggersi da ipotetici attacchi Scud siriani.

Negli ultimi giorni ci sono state proteste ad Ankara e nel sud del paese da parte di gruppi nazionalisti e di estrema sinistra ostili agli Usa. Con i Patriot sono arrivati in Turchia mille soldati americani, tedeschi e olandesi. Un gruppo di militari tedeschi, sembra scambiati per americani, è stato attaccato la settimana scorsa nel bazar di Iskenderun, vicino ad Antiochia, da un gruppo di attivisti di sinistra. Sono riusciti a sfuggire agli aggressori trincerandosi in una gioielleria fino all’arrivo della polizia.