10 anni dopo: Abu Omar, sentenza ‘ribaltata’

Pubblicato il 01 febbraio 2013 da redazione

MILANO  – Aumentano le condanne per il sequestro dell’ex imam della moschea milanese, Abu Omar, e soprattutto mano a mano sembrano ‘crollare’, a colpi di sentenze, quei ‘muri’ collocati davanti alle presunte responsabilita’ degli ‘007’ che avrebbero partecipato a quell’operazione di ‘extraordinary rendition’ nel periodo ‘post-11 settembre’. A quasi dieci anni di distanza dal rapimento, avvenuto il 17 febbraio del 2003, ieri è arrivato, infatti, un altro verdetto ‘clamoroso’: la condanna in appello a 7 anni di reclusione per Jeff Castelli, all’epoca il capo della Cia in Italia, che in primo grado era stato prosciolto per ”non doversi procedere” sulla base dell’immunità diplomatica.

Lo scorso settembre, invece, la Cassazione, non soltanto aveva condannato 23 agenti dell’agenzia di spionaggio americana (tra cui Robert Seldon Lady, ‘capocentro’ in Italia) ma aveva anche annullato con rinvio il proscioglimento, sempre per ”non doversi procedere”, per gli ex vertici del Sismi, Nicolò Pollari e Marco Mancini, e per altri tre ex responsabili del servizio segreto miltare.

La Suprema Corte, infatti, aveva ‘bocciato’ la sostanziale immunità concessa ai cinque imputati, dichiarando parzialmente illegittima, perchè troppo estesa, la ‘coperta’ del segreto di Stato, apposto dai Governi Prodi e Berlusconi. E poi riconfermato, nei giorni scorsi, anche da Monti, come è emerso proprio nel ‘nuovo’ processo d’appello per i cinque ‘007’ che riprenderà lunedì prossimo.

Nel dicembre 2010, invece, la posizione di tre imputati – l’ex capo della Cia a Roma, Jeff Castelli, e gli agenti Betnie Medero, che risultava accreditata all’ambasciata americana nella Capitale, e Ralph Russomando, responsabile del personale della stessa ambasciata – era stata stralciata dal processo di secondo grado. E ciò a causa di un’irregolarità nelle notifiche degli atti, dato che i tre erano stati considerati latitanti, mentre in realtà erano stati prosciolti dal Tribunale, nel 2009.

Il giudice Oscar Magi nella sentenza di primo grado aveva, infatti, decretato che ”l’azione penale non poteva essere iniziata a motivo della immunità diplomatica dagli stessi goduta”. Per il problema ‘tecnico’ delle notifiche, dunque, si era reso necessario un processo d’appello ‘stralcio’ per i tre, che si è chiuso ieri. Nel pomeriggio i giudici della terza sezione della Corte d’Appello milanese hanno condannato per il sequestro Castelli a 7 anni di carcere e Medero e Russomando a 6 anni, ‘ribaltando’ in pratica il verdetto di primo grado e ‘cancellando’ l’immunità diplomatica riconosciuta ai tre dal Tribunale. Il sostituto pg Piero De Petris nell’atto di impugnazione (a cui ha aderito anche l’avvocato Carmelo Scambia per la parte civile Abu Omar) aveva sostenuto, in sostanza, che l’immunità non può essere concessa per reati di tale gravità. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra 15 giorni.

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