Ue: budget della discordia, nubi sul vertice di giovedì

BRUXELLES  – Dopo il vertice fallito a novembre, quando l’Europa si divise sulla definizione del suo prossimo bilancio (2014-2020), i leader ci riprovano: appuntamento giovedì alle 15, per quella che si annuncia una lunga e difficile maratona negoziale dal momento che le posizioni sono ancora distanti.

Gli schieramenti restano gli stessi di novembre: la Gran Bretagna guida il fronte dei tagli sostenuta da Germania, Svezia e Olanda, mentre Italia e Francia guidano quello di chi si oppone agli ‘sconti’ di cui beneficiano alcuni, e cercano di salvare da nuovi tagli politica agricola e sviluppo rurale.

A tre giorni dall’inizio del vertice, che potrebbe durare ad oltranza, non tira una bell’aria.

– Un compromesso sembra molto, molto lontano – riferiscono fonti che hanno partecipato all’incontro che si è tenuto ieri a Bruxelles tra i presidenti delle istituzioni Ue, ovvero Herman Van Rompuy (Consiglio), il premier irlandese Enda Kenny (presidenza semestrale di turno), Josè Manuel Barroso (Commissione) e Martin Schulz (Parlamento). E dal Consiglio affari generali di ieri, incaricato di preparare il vertice, arriva solo un ”cauto ottimismo”, e soltanto perchè tutti sono consapevoli che l’Europa non può permettersi un nuovo fallimento sulla trattativa che riguarda il suo futuro.

– Abbiamo bisogno di un accordo ora, è molto importante dopo tutte le difficoltà, bisogna mandare un segnale ai cittadini e all’esterno – ha detto il vicepremier irlandese, Eamon Gilmore, incoraggiato dalla ”comune percezione che dobbiamo andare avanti, fare progressi, l’Ue non può continuare ad arrovellarsi su queste discussioni, fare un accordo significa creare stabilità e fiducia per investimenti e crescita.

Ma i Paesi sono ancora fermi a difesa dei loro interessi nazionali: la Gran Bretagna ha chiesto altri 30 miliardi di tagli (sulla proposta di Van Rompuy di novembre di 1008 miliardi), Italia e Francia vogliono fondi in più per agricoltura e sviluppo rurale come contropartita al maxi-sconto britannico, Danimarca e Austria difendono i loro sconti, mentre Paesi più poveri dell’Est come Slovenia e Ungheria protestano per la ripartizione dei fondi di coesione.

– Condivido al 100% l’opinione secondo cui anche la Germania deve dare il suo contributo per far riprendere la crescita in Europa – ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel, spiegando che i risparmi del governo tedesco non devono spingersi fino a ”renderci cattivi partner” per gli altri Paesi dell’Ue. La Merkel domani vedrà Hollande per preparare il vertice, ma sembra improbabile che i due riescano a trovare una posizione comune da presentare giovedì.

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