Obama si prepara alla cyber-guerra: Cina nel mirino

NEW YORK – Ampi poteri decisionali al presidente, nuove armi, regole di ingaggio: negli Usa gli attacchi informatici a istituzioni finanziarie, infrastrutture, motori di ricerca come Google e perfino a testate giornalistiche si vanno intensificando, ma la Casa Bianca é ormai in dirittura d’arrivo nell’elaborazione del primo manuale di regole sulla catena di comando per la cyber-war, per difendere il Paese sul fronte sempre piú infuocato della guerra nel cyberspazio, mentre il Pentagono continua a potenziare il suo cyber-arsenale.

Nel giro di alcune settimane saranno pronte una serie di disposizioni che, scrive  il New York Times, saranno assolutamente ‘top secret’, come quelle che regolano l’uso dei micidiali droni nella lotta globale al terrorismo jihadista, ma che prevedono anche la possibilitá per il ‘Comandante in Capo’ di ordinare pesanti attacchi informatici preventivi, qualora ci siano dall’estero minacce credibili. Allo stesso tempo, al Pentagono il Cyber Command é uno dei pochi organismi della difesa che, contrariamente alla grande maggioranza di altri settori, si è visto notevolmente aumentare il budget, dal momento che la corsa alle armi digitali è ormai la più nuova e forse più sofisticata corsa agli armamenti. E anche perchè la tensione continua a crescere. L’ultimo grido d’allarme, in ordine di tempo, arriva da un libro scritto dal presidente di Google, Eric Schmidt, secondo cui la Cina ”è l’hacker più sofisticato e prolifico” e fa un uso estremamente spregiudicato di internet, mentre ”la differenza tra le imprese cinesi e quelle americane, e le diverse tattiche che usano, mettono sia il governo che il settore privato degli Usa in una posizione di netto svantaggio”.

Ma il confronto non si ferma sul piano della concorrenza. Negli ultimi quattro mesi il New York Times è stato oggetto di continui attacchi informatici da parte di hacker cinesi, in coincidenza con l’inizio della pubblicazione delle inchieste sulle fortune accumulate dal premier cinese Wen Jiabao, che ammonterebbero a diversi miliardi di dollari. A seguire anche il Washington Post e il Wall Street Journal hanno denunciato simili incursioni nei loro sistemi informatici. E dopo gli attacchi a colpi di potenti virus informatici Usa e israeliani contro installazioni nucleari iraniani, dall’inizio dello scorso anno una aspra campagna di cyber-attacchi – partiti dall’Iran – ha preso di mira Wall Street, banche e istituzioni finanziarie e si è poi concentrata contro aziende del settore dell’energia nel Golfo Persico. A settembre sono stati poi segnalati raid ai danni di Bank of America Corp, JPMorgan Chase & Co e Citigroup. Anche un impianto per la produzione di energia negli Usa è stato preso ripetutamente di mira per settimane, ha reso noto di recente il Dipartimento per la Sicurezza interna, senza però precisare quale. Dopo aver ammonito su una possibile ”Cyber Pearl Harbor” e aver rafforzato le difese, Leon Panetta si appresta intanto a giorni a lasciare il Pentagono; ma come per l’elaborazione delle regole sull’uso dei droni, anche per quelle sul fronte della cyber-war un ruolo fondamentale lo ha svolto non a caso John Brennan, uomo chiave del team del presidente Barack Obama, che dopo averlo avuto a lungo a fianco come consigliere per l’antiterrorismo, ora lo ha promosso a capo della Cia.

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