Ahmadinejad accolto con onori da Morsi

IL CAIRO – La definizione di ‘storica’ per la prima visita di un presidente iraniano in Egitto in oltre trent’anni non è eccessiva: con l’arrivo di Mahmoud Ahmadinejad al Cairo per partecipare, oggi e domani, al dodicesimo summit della conferenza della cooperazione islamica, si concretizza il disgelo fra le due grandi potenze regionali.
– La mia visita sarà di slancio per rafforzare le relazioni fra i nostri due paesi – ha dichiarato lo stesso Ahmadinejad, poco dopo il suo arrivo nella capitale egiziana, accolto dal presidente Mohamed Morsi.
Divise dalla religione, Iran sciita e Egitto sunnita, e dalla crisi siriana, le due superpotenze mediorientali hanno cominciato a riavvicinarsi dalla caduta dell’ex rais Hosni Mubarak e soprattutto dall’ascesa al potere del primo presidente dei fratelli musulmani, Morsi. La ripresa di contatti sempre più frequente e di livello sempre più alto sta però facendo innervosire i paesi del golfo che temono l’influenza iraniana, inducendo il ministro degli esteri egiziano Kamel Amr a fare dichiarazioni rassicuranti e concilianti.
Reazione preoccupata anche dal principale schieramento salafita egiziano che vede con sospetto la presenza di Ahmadinejad in Egitto e sollecita Morsi a ricordarsi che l’Egitto è il principale paese sunnita e il suo ruolo è quello di proteggere i sunniti. Più aperte le porte di al Azhar, la più antica e prestigiosa istituzione religiosa del mondo sunnita, il cui gran imam Ahmed el Tayyeb, ha inviato Ahmadinejad per un colloquio. Anche se il presidente iraniano si è presentato all’appuntamento facendo il segno ‘v’ di vittoria, per la gioia di fotografi e cameramen, il messaggio del gran imam è stato esplicito, in parte rivolto alle diffidenti monarchie del Golfo e molto ad uso interno. Affidato ad un comunicato e non alla conferenza stampa finale col presidente iraniano, il gran imam di al Azhar, il più prestigioso centro teologico del mondo sunnita, Ahmed el Tayyeb, ha respinto in maniera ”categorica” i tentativi sciiti di ”intromettersi nei paesi sunniti”, in particolare nel Bahrein, piccola monarchia con una minoranza sciita che ha dato vita ad accese proteste, e nemmeno in Egitto.
Al Azhar ha anche respinto ”i tentativi di diffondere le fede sciita in Egitto” e condannato le ”discriminazioni” dei sunniti in Iran. Malgrado le parole dure di al Ahzar, il riavvicinamento fra Iran e Egitto c’è, anche se non arriva ancora al ristabilimento completo delle relazioni diplomatiche. E questo è uno degli obiettivi della visita, ha fatto capire Ahmadinejad prima di partire da Teheran. Ed è quello che ha ribadito anche nella conferenza stampa ad al Azhar quando ha affermato che la sua presenza al Cairo darà una ”svolta” alle relazioni, come ha assicurato al termine del suo incontro col gran imam di al Azhar Ahmed el Tayyeb.
Ma rimane aperta e drammatica la crisi siriana, sulla quale Iran e Egitto sono su posizioni molto diverse. Un’accusa aperta al regime di Bashar el Assad è venuta anche dalla Conferenza della cooperazione islamica, il cui summit si apre oggi. Nella bozza del documento finale si addossa al regime tutta la responsabilità delle violenze e si sollecita il governo di Damasco ad avviare un dialogo serio con l’opposizione. Di questo hanno parlato Morsi e Ahmadinejad, appena arrivato al Cairo. Ed è tutto da vedere il ruolo che l’Iran giocherà nella due giorni islamica su questo punto.

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