Mps, Draghi difende Bankitalia

MILANO  – Mario Draghi interviene sul caso Montepaschi e difende la ‘sua’ Bankitalia.

– Fu corretta e veloce – ha detto il presidente della Bce in occasione della consueta conferenza stampa a Francoforte che segue il board dell’Eurotower. Ma stavolta a tener banco, al di là dei tassi d’interesse e della crisi del debito sovrano in Eurolandia, è lo scandalo della ‘finanza allegra’ senese.

– Ho firmato io entrambe le ispezioni sul Montepaschi – ha tenuto a precisare – e una cosa che questa vicenda insegna è che più poteri all’ Autorità di vigilanza avrebbero aiutato.

Secondo Draghi, quindi, è necessario che le autorità di sorveglianza siano dotate di strumenti efficaci, in primis quello di rimuovere i manager che non garantiscono una sana gestione degli istituti. Ma le parole dell’ex governatore di Via Nazionale non si fermano soltanto agli anni dela genesi dello scandalo. Draghi guarda anche a quello che sta accedendo adesso intorno alla banca di Rocca Salimbeni e definisce come ”rumore prodotto dalla campagna elettorale” il tam-tam di accuse che piove da giorni sull’operato della Vigilanza.

– Sono voci da liquidare – ha aggiunto.

Ieri  a scrivere un altro capitolo sul caso Monte Paschi è stato anche il Wall Street Journal. Nell’ottobre del 2011, ha riportato il quotidiano Usa, Mps era così ”a corto di liquidità” da dover negoziare un prestito di circa 2 miliardi con Bankitalia anche se ”pubblicamente i suoi dirigenti rassicuravano che la posizione finanziaria della banca era adeguata”.

Secondo la ricostruzione, Via Nazionale concesse a Mps il prestito perchè la banca ”stava ormai esaurendo” tutte le scorte e non aveva più la possibilità di chiedere fondi alla Bce. Nè Mps nè Bankitalia, aggiunge il Wsj, precisando che la normativa vigente non obbliga di comunicare queste operazioni, resero noto l’avvenuto per timore che si potesse creare panico sui mercati. Mps restituì il prestito secondo i tempi prestabiliti.

Intanto, è stata voltata un’altra pagina sul piano di risanamento dell’istituto che passa attraverso la sottoscrizione di 3,9 miliardi di Monti bond. Ieri in mattinata, l’ad Fabrizio Viola ha illustrato alla comunità finanziaria le ‘pulizie’ fatte nel portafoglio finanza – zavorrato da prodotti tossici dai nomi noti di Alexandria, Santorini, Nota Italia e Patagonia – e che comporteranno 730 milioni di perdite aggiuntive in bilancio. Il banchiere, oltre a rassicurare che ”non c’è nessuna fuga di depositi”, ha ribadito che ”non ci sono altre Santorini”.