PAPA. Il precedente, “il “gran rifiuto” di Celestino V

Pubblicato il 11 febbraio 2013 da redazione

ROMA  – Nella storia non ci sono quasi altri casi di ‘dimissioni’ del Papa, se non quello arcinoto di Celestino V, ”colui che fece il gran rifiuto”, come lo indica Dante, che nella Divina Commedia lo colloca nell’Antinferno tra gli Ignavi. Di origini molto umili (i genitori erano contadini e lui era il penultimo di dodici figli) Celestino V fu eletto al soglio pontificio il 5 luglio1294 intempi molto bui perla Chiesa. Rassegnòle dimissioni dopo pochi mesi, il 13 dicembre di quello stesso anno, non reputando più opportuno prestarsi alle pressioni di Carlo d’Angiò e dei faccendieri intenti ad approfittare della sua buona fede.

Catturato a Vieste nel giugno 1295 mentre tentava di raggiungere l’eremo di Sant’Onofrio, fu consegnato al nuovo Papa Bonifacio VIII e imprigionato nel castello di Fumone (Frosinone) dove rimase fino alla morte, avvenuta nel 1296. Aveva 87 anni. Sui motivi dell’elezione, della sua rinuncia e della sua detenzione gli storici hanno discusso a lungo, additando per lo più Celestino come un santo e Bonifacio VIII in chiave tutta negativa. Teorie che però sono state in parte riviste.

In particolare, in occasione della terza visita di Benedetto XVI in Abruzzo nel luglio 2010, con sosta proprio presso la tomba di Celestino per consegnargli il ”pallio”, sull’Osservatore Romano Paolo Vian scrisse: ”non è nè l’ingenuo vegliardo catapultato in scenari troppo grandi per lui né l’intrepido riformatore impedito dall’apparato mondano di una Curia tutta terrena”. ”Celestino e Bonifacio VIII non sono in realtà araldi di Chiese diverse”. E’ quanto sostenne anche Paolo VI, primo papa moderno a rendere omaggio nel1966 aCelestino V visitando il Castello di Fumone in Ciociaria e ”riabilitando” Bonifacio VIII.

Più tardo e meno noto rispetto alla vicenda di Celestino V è il caso di Gregorio XII, che fu papa dal  dal 19 dicembre 1406 al 4 luglio 1415. Veneziano, della famiglia dei Correr, una volta eletto si impegnò a porre fine al grande scisma fra i pontefici di Roma e quelli di Avignone. Ma ogni tentativo risultò vano. Solo il concilio di Costanza (1414-1417) vi riuscì. Gregorio XII rinunciò al pontificato e si ritirò a Recanati dove morì due anni più tardi.

Il suo successore, Papa Martino V, lo nominò Pontefice Emerito di Roma. Decisamente più lontane nel tempo le vicende di Papa Clemente I (in carica dal 88 al 97 d.C.), quarto pontefice romano, rinunciò alla carica a favore di Evaristo, poichè arrestato ed esiliato non voleva che i fedeli rimanessero senza una guida spirituale. Nella prima metà del III secolo, Papa Ponziano lo imitò poco prima di essere esiliato in Sardegna e al suo posto venne eletto Antero.

Silverio, 58esimo vescovo di Roma, fu deposto da Belisario e in punto di morte (era l’11 marzo del 537) rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Ci sono poi altri casi più problematici, come quelli di Martino (VII secolo) e di Benedetto IX (siamo nella prima metà dell’anno Mille) che venne deposto in favore di Silvestro III, poi riassunse la carica ma per rivenderla a Gregorio VI, il quale, a sua volta, accusato di simonia, rinunciò.

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