Napolitano da Obama tra rebus voto e governabilità

Pubblicato il 12 febbraio 2013 da redazione

ROMA  – Per un presidente che arriva, Barack Obama, un presidente che se ne va, Giorgio Napolitano. Ma non prima di aver finito il proprio lavoro al Quirinale che ancora comporta delicatissimi impegni come la ‘lettura’ del voto di fine febbraio e l’incarico al nuovo presidente del Consiglio. Su queste coordinate si svolgerà l’incontro tra il Capo dello Stato e l’inquilino della Casa Bianca venerdì prossimo a Washington. Un colloquio che va ben oltre l’ufficiosità del commiato: l’amministrazione americana è infatti curiosa di conoscere il punto di vista di Napolitano alla vigilia di una tornata elettorale che potrebbe condizionare l’intera scena europea e, di conseguenza, avere riflessi diretti sulla ripresa economica americana.

Il vero interrogativo – non solo degli americani – rimane infatti la governabilità di uno dei Paesi più difficili da capire all’estero. Il ‘rebus Italia’ rischia di riproporsi ancora una volta con tutte le incognite che comporta sulla scena internazionale. Tra il presidente americano appena rieletto e il capo dello Stato italiano il ‘feeling’ è profondo e collaudato:

– Con Obama ho uno splendido rapporto personale – ha spiegato lo stesso Napolitano. E l’attenzione della Casa Bianca è stata confermata dall’ambasciatore americano in Italia, David Thorne, che ha riferito che Obama ha una ”grande ammirazione” per il presidente della Repubblica e che l’incontro alla Casa Bianca sarà un ”tributo alla carriera” di Napolitano.

Mai come oggi però gli Stati Uniti hanno bisogno di un’Italia stabile guidata da un Governo forte che sia capace di impostare politiche economiche di crescita e che soprattutto sia in grado di portarle avanti negli anni. E’ quindi prevedibile che tutti i colloqui americani del presidente saranno centrati su un’analisi delle forze politiche in campo, tra ‘new entry’ come Beppe Grillo e vecchie glorie come Silvio Berlusconi. Compito arduo, quindi, per Napolitano che alla fine del suo settennato si troverà nella difficile posizione di dover spiegare ancora una volta il ‘male’ misterioso che rende traballante la stabilità dei governi italiani e che da decenni impegna gli esperti dell’amministrazione Usa in un’opera di decifrazione delle alchimie politiche nostrane.

Ma soprattutto Napolitano si farà ancora una volta garante dell’ancoraggio europeo dell’Italia, dell’ineluttabilità delle scelte di rigore e di disciplina di bilancio che dovranno essere confermate da chiunque vincerà il confronto elettorale. La crisi europea eè infatti tra le prime preoccupazioni dell’Obama-bis e Washington di tutto ha bisogno meno che di un Paese fondatore della Ue fuori controllo e nuovamente sotto l’attacco della speculazione.

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