Obama, un vasto piano di riforme per rilanciare gli Usa

NEW YORK  – ”Non importa chi sei, da dove vieni e chi ami”. Quello che conta è che ”tutti abbiano le stesse opportunità” e che ”il lavoro duro sia premiato con una vita decente”: Barack Obama, nel suo quarto discorso sullo Stato dell’Unione, riprende da dove si era fermato lo scorso 21 gennaio aprendo il suo secondo mandato sulla scalinata di Capitol Hill. Chiedendo una svolta che renda l’America migliore, più inclusiva, più forte.

– LAVORARE INSIEME. Ecco allora che – davanti al Congresso riunito in seduta plenaria – traccia la strada per i prossimi quattro anni. Una lunga e ambiziosa lista di riforme con le quali il quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti vuole lasciare il segno: dal rafforzamento dell’economia dopo la grande crisi, al riscatto della classe media e dei più poveri; dal progresso sul fronte dei diritti civili e dell’immigrazione alla lotta contro la violenza delle armi e per un ambiente più pulito da lasciare alla future generazioni. Un’agenda fortemente progressista, per realizzare la quale Obama chiede il sostegno di tutti, a partire dagli avversari politici che invita al compromesso.

– Non rivali per il potere ma alleati per il progresso – afferma citando John Fitzgerald Kennedy e martellando su un concetto di fondo:

– Dobbiamo lavorare insieme, perchè solo così l’America potrà progredire.

– NON SOLO TAGLI SPESA. Il presidente americano ribadisce quindi come la riduzione del deficit di almeno altri 2,5 trilioni di dollari (2.500 miliardi) sia fondamentale per assicurare un futuro prospero all’America. Ma questo – sottolinea – va fatto con equilibrio, perchè ”la prosperità non si costruisce solo con i tagli alla spesa pubblica”.

Ecco allora che snocciola il suo programma, a partire dalla proposta di innalzare i salari, portando quello minimo da 7,25 a 9 dollari l’ora:

– Nella nazione più ricca al mondo nessun lavoratore a tempo pieno dovrebbe vivere in povertà – sottolinea tra gli applausi – e questo passo potrebbe aumentare le entrate di milioni di famiglie, potrebbe fare la differenza tra fare la spesa in drogheria o ricorrere alle donazioni di cibo, pagare l’affitto o essere sfrattati.

– AMERICA ‘CALAMITA’ OCCUPAZIONE. Obama parla poi di un fisco più equo e di un imponente piano di ammodernamento delle opere pubbliche, dai ponti alla strade, alla rete elettrica messa troppo spesso in ginocchio dagli eventi atmosferici, vedi l’uragano Sandy. Questo creerebbe anche centinaia di migliaia di posti di lavoro, un obiettivo – afferma – ”che è la nostra stella polare”. Perche’ l’America deve tornare ad essere ”una calamita” che attiri lavoro, dando anche incentivi a chi assume disoccupati di lungo periodo, togliendoli invece alle imprese che delocalizzano all’estero. Servono poi soldi per investire nella ricerca, nell’innovazione, nell’energia pulita, nell’istruzione. Per una riforma dell’immigrazione ”onnicomprensiva” e per sostenere il pagamento delle rette da parte degli studenti universitari e il rifinanziamento dei mutui da parte dei proprietari di casa ”responsabili”.

– STOP ARMI. Poi il momento più toccante del discorso, quando Obama rinnova l’appello al Congresso per varare la stretta sulle armi da fuoco. Ad ascoltarlo – in tribuna con la First Lady Michelle – i familiari di alcune delle vittime di Newtown. E anche i genitori della quindicenne che aveva sfilato per Obama all’Inauguration Day, uccisa per sbaglio da un colpo di pistola sparato in un parco di Chicago.

– A pochi passi da casa mia – sussurra il presidente. C’è anche l’ex parlamentare Gabby Giffords, gravemente menomata nella strage di Tucson e oggi paladina della lotta alle armi facili.

– Loro meritano il vostro voto – ammonisce Obama di fonte a deputati e senatori. Un discorso di ampio respiro quello del presidente, che fa anche tre importantissimi annunci: avvio di negoziati con la Ue per la creazione di una grande zona di libero scambio; discussioni con la Russia per ridurre ulteriormente gli arsenali nucleari; dimezzamento delle truppe in Afghanistan all’inizio del 2014
Usa, l’agenda di Obama per i prossimi 4 anni

Ecco i punti principali dell’agenda che il presidente americano, Barack Obama, ha indicato per i prossimi quattro anni nel discorso sullo Stato dell’Unione.

* DEFICIT – Ridurlo di altri 2,5 trilioni di dollari (2.500 miliardi) attraverso un piano equilibrato di tagli alla spesa e aumento delle tasse, mantenendo l’obiettivo di una riduzione complessiva di 4.000 miliardi in dieci anni.

* INFRASTRUTTURE – Sì a un programma imponente di recupero per finanziare con 40 miliardi interventi su 70.000 ponti e altre opere pubbliche.

* SALARIO MINIMO. Aumentarlo a 9 dollari l’ora dagli attuali 7,25 dollari.

* RICERCA – Una tantum di un miliardo di dollari di investimenti per creare una rete di 15 istituti per l’innovazione nel settore industriale.

* SGRAVI FISCALI – Stop a quelli per le imprese che delocalizzano all’estero i posti di lavoro, incentivi alle aziende che assumono disoccupati di lungo periodo.

* MUTUI – Risparmi per 3.000 dollari l’anno per le famiglie ‘responsabili’ che hanno sempre pagato e che devono rifinanziarli.

* ISTRUZIONE – Anticipare l’età scolastica a 4 anni e spingere i college ad abbassare i costi per gli studenti.

* IMMIGRAZIONE – Riforma onnicomprensiva a partire dalla regolarizzazione di chi lavora senza permesso di soggiorno, ma anche con un giro di vite sui controlli ai confini.

* ARMI – Bando ai fucili d’assalto e ‘super-caricatori’ oltre le dieci pallottole.

* LIBERO SCAMBIO – Via a negoziati con la Ue per un accordo di partnership transatlantica sul commercio.

* CLIMA – Raddoppiare la produzione di energia eolica e solare, espandere la produzione di gas naturale e istituire un fondo per promuovere auto elettriche e biocarburanti.

* AFGHANISTAN – 34.000 militari a casa a inizio 2014 e fine della guerra entro la fine del prossimo anno.

* NUCLEARE – Avvio di negoziati con la Russia per ridurre ulteriormente gli arsenali atomici.

 

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