G20: No a svalutazioni competitive

NEW YORK – Il G20 è pronto a impegnarsi contro svalutazioni competitive dei tassi di cambio. Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) cerca di stemperare le tensioni: ”parlare di guerra delle valute e’ esagerato. Le nostre valutazioni non mostrano deviazioni importanti ma bisognerà monitorare”. Intanto i maggiori hedge fund al mondo guadagnano miliardi di dollari scommettendo contro lo yen: solo da novembre George Soros, l’investitore che ha mandato quasi in bancarotta la Gran Bretagna negli anni 1990 scommettendo contro la sterlina, ha realizzato profitti per 1 miliardo di dollari giocando contro la valuta giapponese. Scommesse che emergono alla vigilia del G20 e nel pieno di quella che molti definiscono una ‘guerra delle valute’, che gli hedge fund – così come accaduto prima a durante la crisi – hanno contribuito ad alimentare.

Negli ultimi quattro mesi lo yen ha perso quasi il 20% e le pressioni al ribasso sulla valuta giapponese sono state accentuate proprio dalle maxi scommesse dei fondi speculativi. Gli hedge fund – secondo indiscrezioni – hanno iniziato a giocare contro lo yen dallo scorso anno, prima dell’elezione del premier Shinzo Abe. L’apertura di Abe e del suo governo a svalutare lo yen ha spinto i trader ad aumentare gli investimenti contro la valuta nipponica.

– E’ una scommessa sull’Abe-economia – affermano con il Wall Street Journal fonti vicine all’hedge fund di Soros. Il calo dello yen ha destato l’attenzione, soprattutto americana e ‘spaccato’ anche il G7, lasciando emergere divisioni con la Gran Bretagna che ha negato il riferimento allo yen del comunicato delle sette potenze mentre alcune fonti del gruppo dei Sette, da Washington, hanno invece precisato come l’obiettivo della nota sia proprio la valuta giapponese.

Il Financial Times ritiene come più che di ‘guerra delle valute’ sarebbe più opportuno parlare di ‘farsa delle valute’ in seguito a una ”commedia globale dell’equivoco e dell’incomprensione” che rivela un braccio di ferro fra Stati Uniti e Giappone sullo yen nonostante l’accordo sulla necessità di stimolare le rispettive economie con mezzi di bilancio. E proprio a Usa e Giappone il G20 – secondo una bozza del comunicato – chiederà di ”risolvere le incertezze fiscali”.

I 20 metteranno in evidenza la necessità di un’unione “più forte dell’area euro sia dal punto di vista economico sia da quello fiscale”. Tutto questo in un contesto di debolezza della crescita globale e in presenza di rischi al ribasso. ”Ci impegniamo a respingere il protezionismo in tutte le sue forme” si legge in una bozza del comunicato finale e ”riaffermiamo il nostro impegno al raggiungimento di una duratura riduzione degli squilibri globali attraverso un’azione congiunta per evitare disallineamenti persistenti dei tassi di cambio e svalutazioni competitive”.