Carloforte. I liguri di Tabarka nell’isola dei falchi

Pubblicato il 14 febbraio 2013 da redazione

“Cassebba-Cassinee”
-Porta Cassebba era la porta di chiusura delle mura di cinta costruite per proteggere il paese dalle invasioni dei barbareschi .“Cassebba” nome di importazione araba derivante da CASBA;

-Cassinee –“Calcinate” da calcina, in quanto anticamente nel quartiere vi erano dei forni che riproducevano calce.

La Storia
Arrivando dal mare e salendo verso il Quartiere del Castello da una delle innumerevoli scalinate ci si ritrova in un labirinto di vie, un rincorrersi di strade strette, mai una uguale all’altra, talmente capricciose che non si riesce quasi mai a indovinarne l’andamento. Si sale e viene da chiedersi se davvero qui siamo in Sardegna. Le case, alte quasi per un desiderio nascosto di aria, di luce e di mare, hanno il sapore del Mediterraneo, colori che riportano alla natia Liguria o a quella “terra d’Africa” che puntualmente ritorna nel DNA della gente del posto. Un tripudio di sfumature e tonalità che ci accompagna fino alle Mura di cinta, quello che rimane delle fortificazioni costruite a partire dal 1806 per proteggere il paese dalla violenza dei barbareschi, aperte dalla Porta Leone, così chiamata perché sormontata dalla testa del felino e che, nel paese, è diventata simbolo dell’impetuosità del vento di maestrale che da lì s’insinua e soffia con una forza degna di questo animale. Recentemente ristrutturate, le mura sono guardate a vista dal Forte Santa Teresa, oggi abitazione privata, e dal meno appariscente Fortino Santa Cristina dal quale, inaspettatamente, lo sguardo spazia sui tetti del paese, sui vicini stagni e su quel lembo di terra dove sorge la Stazione Astronomica. La Cinta muraria chiude in un abbraccio protettivo il primo nucleo abitativo che avrebbe ospitato, nel 1738, le prime famiglie di tabarchini e che qui costruirono anche la Chiesa, gli edifici riservati alle truppe, la Cisterna del Re e il possente forte Carlo Emanuele, all’epoca sede del corpo di guardia e oggi adibito a Museo Civico.La porta principale d’ingresso al Borgo è l’Arco di Via Solferino, racchiuso tra antiche case, balconi e ballatoi, un tempo ingresso alla Casa Porcile, una delle famiglie più in vista della neonata cittadina. Pian piano ci si addentra nel rione delle Calcinate, in un saliscendi che riserva inaspettate sorprese, come i bastioni rocciosi imbiancati periodicamente o la curiosa Croce del Gallo, situata all’interno di un giardino privato, simbolo religioso dove spiccano gli strumenti della passione di Cristo: chiodi, martello, pinza, lancia, flagello, scala, mano e, in alto, il profetico pennuto. Ci troviamo nella parte più caratteristica del paese, dove convivono in armonia abitazioni che sembrano uscite da cartoline di altri tempi e altre frutto di un gusto più moderno. Seguendo il profumo di salsedine si arriva sul lungomare, dove i pescatori hanno i loro magazzini in cui ancora rattoppano le reti e quelli più anziani intrecciano le nasse. Sotto file parallele di oleandri, ficus e palme che corrono in tutta la sua lunghezza, si svolge la passeggiata di grandi e bambini, in uno svolgersi di vite continuo, diverso ma sempre uguale. E da lontano, a vegliare sul paese, quasi a chiudere il cerchio dell’abbraccio delle Mura, l’abbraccio monco di re Carlo Emanuele III.

“Porta Leone”
Da vedere di particolare apprezzamento all’interno del Borgo:

“Porta Leone” Ingresso delle Mura di Cinta

Il prodotto del borgo
– Nasse (attrezzo da pesca)

– cestini in giunco

Il piatto del borgo
-Cus-Cus (piatto di importazione araba a base di verdure)
-Tonno (cucinato in diversi modi)

La scheda del borgo

Provincia di Carbonia-Iglesias
Come si raggiunge
Collegamenti con la madre isola in TRAGHETTO da Portovesme e Calasetta, una volta arrivati a Carloforte il Borgo si raggiunge sia a piedi che in Auto al limite dell’area del Borgo.

 

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