Berlusconi: “Le tangenti non esistono”. Bersani: “No alle mazzette”

Pubblicato il 14 febbraio 2013 da redazione

ROMA  – Silvio Berlusconi il re lo vede nudo e trova naturale, mentre il caso Finmeccanica varca gli oceani e diventa indiano, dirlo urbis et orbis.

– La tangente – commenta – è un fenomeno che esiste, non si possono negare le situazioni di necessità se si va trattare nei Paesi del terzo mondo o con qualche regime. Altrimenti, se si vuole indulgere a moralismi assurdi, meglio non fare gli imprenditori.

Il Pd insorge: è gravissimo che il leader di uno schieramento politico, più volte premier del Paese, faccia ”apologia della tangente, che non sarebbe un reato ma una commissione estera”. Pier Luigi Bersani nega parallelismi tra questa campagna elettorale puntellata da inchieste ed il ’92:

– Non siamo in una nuova Tangentopoli.

Ma invita a darsi codici di comportamento e dice:

– Basta con le tangenti e basta con Berlusconi.

Per il segretario del Pd sarebbe però ”da pazzi” vendere gioielli di famiglia come Finmeccanica, Eni, Enel. Roberto Maroni, segretario della Lega Nord, chiede che il sistema delle tangenti sia ”combattuto ovunque”, ma tuona ancora contro la giustizia ad orologeria, ribadendo l’estraneità della Lega. Il Cavaliere rilancia invece difendendo Giuseppe Orsi ”ottimo amministratore, il migliore”.

– Tutte le inchieste su Eni, Finmeccanica, ma anche le cose contro Fitto – conclude perciò – servono a sviare l’attenzione dal macroscopico scandalo di Mps.

Berlusconi si lancia quindi nell’ennesimo attacco ai pm giacobini che ”mostrano autolesionismo puro”, ”una magistratura rossa che è un cancro per la democrazia, una patologia enorme del vivere civile”. E propone di reintrodurre l’immunità parlamentare.

Reagisce l’ANM: ”Sono inaccettabili le dichiarazioni sulle tangenti e la corruzione internazionale non è una condotta eticamente censurabile, ma un reato da perseguire”.

Una pioggia di attacchi arriva sul Cavaliere anche da parte di Antonio Di Pietro (”Berlusconi giustifica le mazzette”), Antonio Ingroia (”Berlusconi si conferma un corruttore della vita politica, economia e morale del Paese, si autoassolve come fosse un giudice e giustifica la corruzione come un’attività normale e necessaria”), Gianfranco Fini (”Berlusconi si è confessato. Parlava di sé stesso?”).

Ad una decina di giorni dal voto prosegue intanto lo scontro a distanza tra Mario Monti e Nichi Vendola. Apre le danze il leader Sel, con un affondo sul professore:

– Monti in questo periodo è prodigo di idee miracolistiche sul futuro e fa concorrenza a Berlusconi.

Vendola aggiunge che sulla scuola il premier ”fa pubblicità ingannevole” e che è ”impossibile discutere di alleanze a prescindere dalle idee”.

– Io e Vendola siamo lontani anni luce come visione del mondo – ribatte Monti, perchè sia chiaro che da parte sua non c’è alcuna intenzione di allearsi con Sel (a meno che sia Vendola a ”cambiare opinione”). Quanto alle proposte del governatore della Puglia su esodati e ammortizzatori sociali, il prof è tranchant:

– Il presidente Vendola, che io rispetto, non ha nessun titolo per darmi nessuna lezione, non è compito suo.

Uno scambio polemico al quale dà il suo contributo Bersani, che conferma l’alleanza con Sel ed annuncia di volere un ”superministero dello sviluppo”: escluso però che questa casella decisiva del futuro governo possa essere occupata da Monti. Contro il premier anche Berlusconi (”Non capisce nulla di economia, è un professorino”), che non è più tenero con Fini (”un traditore degli elettori”) e Grillo (”un pericolo per la democrazia, che pensa solo a picconare l’establishment esistente, ma non propone nulla di costruttivo”).

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