Monti: “Offerto di tutto per non farmi correre”

ROMA  – Mario Monti torna a presentarsi agli elettori come equidistante da destra e sinistra, pronto ad allearsi con il Pd, se terrà a bada Vendola, o con un Pdl ‘libero’ da Berlusconi.

Forse per questo, o perchè i sondaggi riservati non brillano troppo, lascia intendere che pur di non farlo candidare gli era stato offerto non solo il Quirinale, ma anche di restare a palazzo Chigi. Non dice chi, ma in privato, ai più stretti consiglieri, rivela che a offrirgli ”alti incarichi di governo” è stato Pier Luigi Bersani, rivendicando di aver rifiutato convinto che solo con una sua forza politica potrà davvero cambiare le cose.

Il premier, ospite di Andrea Vianello ad Agorà, è particolarmente duro nel giudizio sul governo che lo ha preceduto, tanto da dare del ”cialtrone” a quegli esponenti che hanno sostenuto ”di aver lasciato l’Italia a posto”. Affermazione, quest’ultima, che lo ha ”ferito” più delle accuse di aver provocato lui la crisi economica del Paese. Non per nulla il leader di Scelta Civica sostiene che in caso di vittoria del centrodestra ci sarebbero ”rischi sui tassi” per i nostri Titoli di Stato. Se invece fosse il centrosinistra di Bersani a vincere, a rischio sarebbero ”le riforme di cui l’Italia ha bisogno” all’insegna del liberalismo, specie nel mercato del lavoro. Insomma la ”salita in politica” è stata fatta per proseguire l’esperienza riformista del suo governo: per portare avanti le riforme.

– Ho compiuto l’insensatezza di rinunciare a posizioni che mi venivano prospettate.

Il Quirinale? ‘

– Anche – risponde Monti – oppure posizioni di quasi vertice o di vertice nel governo.

Incalzato su chi gli avesse prospettato queste cariche il professore glissa davanti alle telecamere. Ma se sul Colle lo stesso Bersani conferma che prima della sua candidatura Monti avrebbe potuto aspirare al Quirinale e non è un mistero che Napolitano puntasse su di lui per la successione, resta invece l’incognita su chi gli abbia prospettato la guida del Governo, visto che dal centrosinistra non sono giunte profferte del genere. Ma lontano dalle telecamere, con i consiglieri, Monti rivela che la proposta gli arrivo’ dal segretario del Pd durante ”conversazioni riservate”.

Parole che rischiano di aprire dubbi e ferite fra i democrat. Anche perchè Monti, nel suo ragionamento, pur criticando maggiormente il Pdl, rimarca più volte che le chance di allearsi con Pd o Pdl, senza Berlusconi, sono esattamente le stesse:

– Dipende dai programmi – si limita a dire.

Altra benzina nel rapporto con Bersani, già piuttosto infuocato. Sul fronte del centrodestra, invece, è il presidente della Repubblica a finire nel mirino, per aver detto di aver ”un po’ deplorato” i giudizi liquidatori sulle scelte di Monti. Del quale, aggiunge il capo dello Stato da Washington, ”ho rispettato la libera scelta” di candidarsi. Parole che scatenano l’offensiva del Pdl (ma anche di Di Pietro) che accusa il presidente della Repubblica di ingerenza nella campagna elettorale.

– La pesante intromissione di Napolitano nella campagna elettorale – tuona infatti il coordinatore nazionale del partito, Sandro Bondi – è un bruttissimo episodio ma non mi stupisce.

Gli fa eco Fabrizio Cicchito:

–  E’ deplorevole il fatto che Monti venendo meno alla parola data a Napolitano, sia sceso o salito sul piano politico, per di più attaccando Pd e Pdl che lo hanno realmente appoggiato durante l’anno di governo.

E anche se con ”tutto il rispetto per il presidente Napolitano”, il vicepresidente della Camera, Antonio Leone, registra ”con sorpresa” che ”proprio nella fase più delicata della campagna elettorale il Capo dello Stato diventi sponsor di Monti, cioè di un partito politico in lizza”.

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