Tunisia, una rivoluzione tradita?

Pubblicato il 18 febbraio 2013 da redazione

CARACAS – All’indomani del tragico assassinio di Chokri Belaid, leader del partito di opposizione dei patrioti democratici, abbiamo realizzato questa intervista a Silvia Finzi, Professore ordinario presso la facoltà di lettere e scienze umane di Tunisi, scrittrice, Presidente del Comitato Dante Alighieri, Direttore responsabile del giornale “Il Corriere di Tunisi” nonché unica candidata al Senato per il Partito Democratico nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide (AAOA).

D: Prof.ssa Finzi, la Tunisia è balzata in primo piano sulla scena internazionale a causa della tragica scomparsa di Chokri Belaid, leader del partito di opposizione dei patrioti democratici e, per utilizzare le parole del Ministro degli Esteri Giulio Terzi, “simbolo della rivoluzione ed avvocato dei diritti umani”. Lei ha avuto l’opportunità di conoscerlo personalmente? Cosa sente di voler esprimere al riguardo del suo assassinio?

R: A Tunisi ci conosciamo più o meno tutti, per lo meno di vista, ma essendo impegnata politicamente anche in Tunisia e non essendo molto lontana dalla sua formazione politica, ho sempre seguito con attenzione i suoi interventi ed in particolare quelli incentrati sulla difesa dei diritti umani. Con Chokri Belaid scompare uno dei simboli della cosiddetta “primavera araba”, ma soprattutto notiamo che si sta affermando una violenza politica dilagante fino all’eliminazione fisica di figure dell’opposizione il  che prefigura scenari politici molto distanti dal confronto democratico.

D: Manifestazioni, scioperi, voli da e per la Tunisia sospesi. Come giudica le reazioni del popolo tunisino di fronte a quanto accaduto?

R: Credo che la giornata di sciopero generale indetta dal Sindacato sia stata un’ottima risposta politica alla violenza. Questa giornata è stata seguita dalla popolazione tunisina, sia nel settore pubblico che privato e secondo me è stata una prova di maturità politica. Lo sciopero è durato un giorno per i funerali di Chokri Belaid e solo in quel giorno i voli sono stati sospesi. La presenza massiccia della popolazione al corteo funebre (si parla di un milione di persone) mi sembra sia stata un momento non solo di grande raccoglimento, ma anche di volontà di esprimere, dopo l’assassinio, che i tunisini non sono disposti ad accettare di svendere una rivoluzione il cui motto era la dignità e la libertà.  D: Cosa è cambiato nel Paese con l’avvento della “primavera araba”? Cosa resta a distanza di un anno dall’inizio di quello che da molti analisti è stato definito un “nuovo corso” per molte realtà dell’area nordafricana?

R: La realtà è molto complessa. Dopo due anni dall’inizio delle rivoluzioni arabe, molti pensano che questa rivoluzione sia stata tradita. Tutti hanno aderito con entusiasmo all’idea di un passaggio possibile da regimi dittatoriali e corrotti ad una vera democrazia. Purtroppo molti appoggi a queste rivoluzioni sono venute da paesi non democratici che hanno spinto e rafforzato le forze dell’estremismo religioso spostando così l’asse del dibattito dalla libertà e dalla dignità alla credenza ed alla miscredenza. E vero che gli islamisti sono stati perseguitati dai regimi precedenti e che debbono figurare sulla scena politica perché sono espressione di parte della popolazione, ma se il discorso teocratico monopolizza il dibattito pubblico il risultato è che giornalisti, artisti, intellettuali, uomini politici diventano il bersaglio degli oscurantisti ed è quello che sta succedendo  in questi ultimi mesi.

D: Voltando pagina, le chiederei invece di fornirci una “fotografia” della Comunità Italiana presente in Tunisia. Quale la sua composizione e quali le principali caratteristiche? Come definirebbe il legame tra le giovani generazioni e la Madrepatria?

R: È difficile fornire una  fotografia della collettività italiana perché richiama l’immagine di una realtà statica ed uniforme. Tuttavia, la collettività italiana presente in Tunisia è variegata e composita. Si va dall’imprenditore che ha scelto la Tunisia per avere delle agevolazioni fiscali ed un costo della manodopera più bassa (come ad esempio piccole imprese italiane che non riescono a sostenere i costi delle spese in patria) al giovane laureato che non riuscendo a trovare lavoro in Italia sceglie l’estero per poter dignitosamente esercitare il diritto al lavoro. Penso ad esempio a giovani insegnanti d italiano. Non meno importante è la presenza di connazionali pensionati che scelgono la Tunisia non solo per il clima favorevole, ma soprattutto perché possono vivere dignitosamente con la propria pensione italiana. Questa nuova migrazione è accompagnata, inoltre, dalla presenza di una  collettività storica italiana, di cui io faccio parte in quanto figlia della migrazione italiana dell’800. L’emigrazione storica ha varie matrici: quella risorgimentale, della prima metà dell’Ottocento, e quella di massa risalente all’indomani dell’Unità d’Italia.
Con l’avvento del colonialismo francese (1881) molti italiani, provenienti dalla Sicilia e dalla Sardegna in particolare, saranno attratti dalle possibilità di lavoro offerte per via dei grandi lavori infrastrutturali intrapresi nel periodo di Reggenza. Dopo gli anni 20, antifascisti troveranno rifugio in Tunisia. Tra questi ricordiamo Amendola e Spano. La collettività storica è sempre stata politicizzata e ne sono testimonianza le 120 testate italiane pubblicate nell’arco di 150 anni nelle quali sono presenti tutte le correnti politiche da quelle patriottiche a quelle nazionaliste, da quelle sindacaliste a quelle socialiste, da quelle libertarie a quelle comuniste. L’Italia è sempre rimasta viva nella memoria degli italiani di Tunisia, la vicinanza è stata anche di notevole aiuto, ma non solo: in effetti, mentre rimanere italiani sotto il Protettorato francese era un atto politico e gli italiani combattevano l’assimilazione forzata dei francesi, all’indomani dell’Indipendenza e vista la confusione tra appartenenza religiosa e appartenenza nazionale, è stato anche difficile assimilarsi ai tunisini anche per coloro che ne avevano preso la nazionalità. In ultimo direi che vi è una collettività italiana nata dall’immigrazione tunisina in Italia. Molti immigrati hanno acquisito la nazionalità o l’hanno acquisita i loro figli tornati in Tunisia. Molti sono i matrimoni misti e sempre più importanti numericamente sono i “binazionali”. Di questa nuova presenza ancora poco si sa e rimane un po’ esterna alle dinamiche comunitarie, ma ritengo invece che sarà il futuro della collettività italiana in Tunisia per cui occorre mettere in atto azioni che la rendano consapevole della propria “doppia appartenenza” e che la integrino di fatto e non solo a parole.

D: Quali, invece, le principali difficoltà per i nostri connazionali presenti sul territorio?

R: La situazione d’instabilità politica e quindi l’impossibilità di far progetti a corto o medio termine.

D: Prof.ssa Finzi, lei è candidata al Senato per il Partito Democratico nella circoscrizione Africa, Asia, Oceania ed Antartide (AAOA). Cosa l’ha spinta ad accettare questa sfida? Come sta vivendo questa esperienza elettorale?

R: Abbiamo nel 2009 creato un circolo PD Maurizio Valenzi che riunisce le forze progressiste presenti sul territorio di cui sono il presidente. Il Circolo ha organizzato in questi ultimi anni vari incontri pubblici su questioni legate alla cittadinanza, ai diritti sociali e pensionistici, ai “binazionali”, alle politiche culturali e linguistiche. Siamo un circolo attivo ed affiatato e sono gli aderenti che hanno proposto la mia candidatura a Roma che è stata accettata. Per me, ma anche per il circolo, è stata una bella esperienza anche se, visto la composizione della nostra circoscrizione (Africa, Asia Oceania e Antartide), visti i pochi mezzi ed il poco tempo a disposizione, è estremamente difficile fare campagna elettorale. D’altra parte, da Sidney a Tunisi, da Città del Capo al Cairo, da Gerusalemme a Pechino, le problematiche degli italiani sono diverse per cui costruire un discorso nel quale tutti si possano riconoscere implica spesso di doversi mantenere nelle generalizzazioni e non permettere agli elettori di percepire le fondamentali differenze politiche tra i vari candidati e tra i vari partiti.

D: Può illustrarci i principali punti del suo programma?

R: Fare della rete consolare un reale servizio pubblico. Impegnarsi per una corretta riforma del Ministero degli Affari Esteri, capace di soddisfare la crescente domanda di servizi di qualità. Promuovere attivamente la riforma dei Comites (Comitati degli Italiani all’Estero) e del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero). Fare delle Associazioni rappresentative degli Italiani all’estero un reale organo di consultazione. Attivarsi a sostegno del lavoro italiano nel mondo. Fornire informazioni e servizi più efficienti agli imprenditori italiani che decidono di investire all’estero, anche in materia fiscale. Valorizzare il lavoro italiano nel mondo con un’attenzione particolare alle giovani generazioni ed alle eccellenze italiane. Proporre progetti di formazione professionale e tecnica per gli Italiani all’estero. Difendere la lingua e la cultura italiana. Favorire l’accesso degli Italiani all’estero alla lingua ed alla cultura italiana tramite l’istituzione di borse di studio e corsi gratuiti. Potenziare e sostenere le scuole e le istituzioni culturali italiane nel mondo favorendo gli scambi tra Italia e paesi esteri. Costruire una Rete “italofona” educativa, culturale ed economica comune  per sviluppare e difendere l’Italia e gli italiani nel mondo “Bene Comune”. Difendere il pieno riconoscimento dei diritti. Eliminare dalla legislazione fiscale le misure discriminatorie nei confronti degli Italiani all’estero. Introdurre una normativa per garantire forme più adeguate di assistenza sanitaria e previdenza sociale, e sostenere con impegno l’azione dei Patronati. Sostenere riconoscimento dei diritti degli italiani residenti all’estero, nel rispetto delle pari opportunità e della protezione delle categorie più deboli. Impegnarsi nella protezione degli italiani all’estero. Promuovere una legge che contenga norme eque per l’acquisto ed il riacquisto della cittadinanza italiana. Intraprendere iniziative diplomatiche per la tutela dei cittadini contraenti matrimoni misti e dei minori italiani all’estero. Proporre una legge per la difesa delle persone in caso di disordini civili, guerre, catastrofi naturali, favorendo la creazione di una rete di sicurezza che possa organizzare accoglienza, rimpatrio, evacuazione, assistenza in caso di necessità. Gli italiani nel mondo, protagonisti del dialogo interculturale. Avviare iniziative per favorire la partecipazione attiva degli Italiani all’estero alle dinamiche sociali, politiche ed economiche nei paesi di residenza. Valorizzare il ruolo di tramite degli Italiani all’estero tra l’Italia ed i paesi di residenza per la promozione del dialogo interculturale. Contribuire con la propria esperienza alla definizione di politiche d’integrazione e di solidarietà per gli stranieri in Italia e per gli Italiani all’estero.

Romeo Lucci

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