Bersani e Renzi, 10mila in piazza a Palermo

Pubblicato il 20 febbraio 2013 da redazione

PALERMO  – Dalla Sicilia per dare ”una spinta” alla campagna elettorale, perchè qui, come in Lombardia e Veneto, si gioca la partita ”decisiva” per il Senato. Ancora una volta Bersani e Renzi, l’uno a fianco all’altro. A Palermo, in una piazza stracolma di dieci mila persone (il dato è degli organizzatori) e di bandiere del Pd, il leader dei democratici e il sindaco di Firenze, dal palco, incalzano gli elettori, a pochi giorni dal voto. Per Bersani l’avversario numero uno è il Pdl, mentre non teme ”le piazze di Grillo, ma il suo populismo”.

– Le elezioni hanno sempre l’aspetto di un’onda, io sento per noi un’aria buona – dice il leader dei Pd -. Certamente – aggiunge – non sottovaluto la destra, perché abbiamo visto che Berlusconi non sta dormendo, si sta dando da fare anche fin troppo.

– Allora, dobbiamo ricordarci il 61 a zero in Sicilia del Pdl; e cosa ha fatto il governo di centrodestra per l’isola? Le loro promesse sono rimaste tutte nel cassetto di ‘Porta a Porta’.

A chi pensa ”solo a un voto di protesta”, votando ‘cinquestelle’, Bersani dice che ”poi non si dovrà lamentare se torna Berlusconi”. Perchè ”questo voto è fondamentale: in alcune regioni, tra cui la Sicilia, ci può essere un testa a testa tra noi da una parte e il Pdl e la Lega dall’altra; è chiaro: o vinciamo noi, o vincono loro… ma vinceremo noi”.

Quindi l’appello di Renzi:

– La Sicilia è una regione decisiva per tutta l’Italia, il vostro voto vale doppio, avete il potere di decidere le sorti del Paese.

Per Bersani il Pd è ”l’unica speranza per il Paese, noi non raccontiamo favole come Berlusconi”. Ed elogia la tenuta del partito, che ha dimostrato ”di essere un grande collettivo, unito”.

– Qui non c’è un uomo solo al comando, non c’è il profeta, non c’è il padrone, c’è un popolo che punta a chiudere la lunga stagione del leghismo, dell’egoismo, della divisione.

E promette la legge anti-corruzione e quella sul conflitto di interesse nei primi cento giorni:

– Berlusconi si deve rassegnare, quando si parla di regole lui mette subito mano alla pistola.

Parlando dei problemi del Paese, Bersani accusa il Cavaliere e il Pdl di essersi occupati ”di Ruby, mentre ci dicevano che tutto andava bene”. Ora ”nelle case degli italiani stanno arrivando nove milioni di lettere che sembrano cartelle esattoriali, invece è la promessa di Berlusconi di restituire l’Imu: ma perché non restituiscono i quattro miliardi spesi per Alitalia o i quattro miliardi per le quote latte? Soldi che sono stati buttati via per vincere le elezioni”.

Quindi liquida con ”non so se è un problema della Merkel o di Monti, non l’ho capito”, le parole del premier secondo cui la cancelliera tedesca non vedrebbe con favore un governo targato Pd (dichiarazioni smentite dal portavoce della Merkel), mentre si sofferma sullo tsunami Grillo:

– Non mi preoccupa la gente che va in piazza, capisco la voglia di cambiare; capisco meno parole d’ordine come ‘usciamo dall’euro’ o ‘non c’é destra e sinistra’: inflessioni populiste che possono portare guai, mettere a rischio la tenuta democratica del nostro Paese.

 

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