Nucleare, continua la sfida dell’Iran: 180 nuove centrifughe

ROMA  – L’Iran procede spedito con il suo programma nucleare, incurante dei moniti e delle preoccupazioni della comunità internazionale, installando centrifughe per l’arricchimento dell’uranio di nuova generazione e incrementando la propria quantità di uranio al 20%. La conferma arriva da un nuovo rapporto dell’Agenzia atomica internazionale (Aiea).

Si tratta di una ”provocazione” tuona Washington, ribadendo che per l’Iran c’è un’alternativa al braccio di ferro, la ripresa dei negoziati, previsti per il 26 febbraio in Kazakhstan. Ma avvertendo anche che la finestra diplomatica non resterà aperta a tempo indeterminato. Ancor più netta la posizione di Israele, che accusa la Repubblica islamica di avanzare ”celermente verso la ‘linea rossa’ tracciata” da Benyamin Netanyahu nel suo intervento alle Nazioni Unite” diversi mesi fa, e di ”essere vicina” a disporre del materiale necessario per costruire un ordigno nucleare.

L’Aiea ha formalizzato quanto anticipato nelle settimane scorse dai responsabili iraniani: centrifughe di nuova generazione, ben 180, sono operative nell’impianto nucleare di Natanz, destinato all’arricchimento dell’uranio. Non solo: è ripresa anche la raffinazione di uranio al 20%, ora Teheran ne possiede 167 kg. Con 240-250 kg di questo materiale, e un ulteriore arricchimento almeno all’80%, si potrebbe produrre una bomba.

Il 6 febbraio – si legge nel rapporto confidenziale dell’Aiea – l’agenzia ha osservato che l’Iran ha iniziato l’installazione di 180 centrifughe IR-2m di nuova generazione” a Natanz. Si tratta ”della prima volta” che questo tipo di centrifughe viene installato. Questi macchinari possono consentire alla Repubblica islamica di velocizzare notevolmente il processo di arricchimento dell’uranio.

Nelle scorse settimane Teheran aveva tentato di mitigare le reazioni straniere, assicurando che i nuovi macchinari ”servono solo” ad arricchire uranio a un concentrazione del 4-5%, ben inferiore alla soglia del 20%, necessaria per fabbricare un ordigno ad alta potenza. Ma nei giorni scorsi l’allerta è tornata alta, dopo la notizia – rivelata dal Washington Post – del tentativo iraniano di acquisire dalla Cina 100.000 magneti altamente sofisticati, in grado di dare all’Iran una spinta per raggiungere più rapidamente la capacità di produrre armi atomiche. Sullo sfondo inoltre c’è lo spettro Corea del Nord, e il timore che Pyongyang estenda il suo supporto tecnologico e militare a Teheran, con sviluppi imprevedibili per tutta la regione mediorientale e asiatica. L’attenzione è ora rivolta all’incontro del 26 febbraio in Kazakhstan tra l’Iran e i 5+1 (Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia, Cina e Germania), in un braccio di ferro decennale che secondo alcuni osservatori ha avuto il solo risultato di avvicinare sempre più la ‘linea rossa’ evocata da Israele. Con un Iran ormai a un passo dall’ingresso nel club atomico.

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