Un gesto d’amore verso i più piccoli e indifesi

Un gesto d’amore, intriso di una profonda umanità. Non si può definire in altro modo. Quello dell’associazione ‘Surgery for Children’ è un esempio di ciò che si può fare quando a muoverci sono i sentimenti di solidarietà e non quelli ben più venali del profitto.

– ‘Surgery for Children’ è nata con un solo obiettivo: aiutare i bambini  con malformazioni congenite. Queste non sempre sono facili da gestire, da affrontare. Alcune malformazioni causano la morte immediata. Altre, invece, la provocano se non si interviene subito. Altre ancora, non sono mortali, ma incidono pesantemente sulla qualità di vita del bambino -. Sergio D’Agostino a stento riesce a nascondere il proprio entusiasmo quando parla della sua creatura: l’associazione ‘Surgery for Children’; un miracolo trasformato in realtà nel 2005, anche se le basi furono gettate molto prima, negli anni ’90. Lo intervistiamo attimi dopo aver ricevuto, per le sue attività di assistenza e volontariato, l’Onorificenza Ufficiale della Stella d’Italia dal nostro ambasciatore Paolo Serpi.

– Sì, le malformazioni congenite – spiega – incidono sulla vita del bambino. Vanno affrontate con una chirurgia ricostruttiva con una proiezione a futuro della vita del piccolo paziente.

Commenta che l’intervento ricostruttivo ha lo scopo di ridare funzione a quegli organi che “non sono stati opportunamente ‘costruiti’ da Madre Natura”. E prosegue:

– Stiamo parlando di un tipo di chirurgia molto delicata che presuppone l’impiego di ‘strumenti’, di ferri chirurgici molto particolari, sofisticati ed assai delicati. Inoltre, sono operazioni che non possono essere eseguite da mani inesperte. E’ un tipo d’intervento figlio della chirurgia pediatrica dei paesi occidentali. Nelle nazioni povere, in quelle in via di sviluppo, rappresenta un lusso. In effetti, prima ci si occupa di altre cose e poi anche dei bambini.

Sostiene che in Italia si ha molta cura dei bambini. E ciò, sottolinea, “è possibile perché sono pochi”. Le statistiche parlano chiaro: in Italia ogni famiglia ha in media un figlio e mezzo. Una cifra insignificante se si paragona con gl’indici dei paesi più poveri.

– Nel nostro Paese – afferma – abbiamo la possibilità di eseguire la diagnosi pre-natale e abbiamo maturato una lunga esperienza. Abbiamo anche un numero alto, anche eccessivo di pediatri; di medici che si indirizzano verso questa specialità, a volte anche mossi da ragioni di opportunismo economico.

La domanda, anche se  già immaginiamo la risposta, sorge spontanea: perché  le malformazioni congenite nei bambini sono assai comuni nei paesi in via di sviluppo? E, cioè, in quelli, diciamolo pure senza tanti eufemismi, più poveri e sottosviluppati?

D’Agostino non ha dubbi: il degrado delle condizioni socio-economiche in questi Paesi è una delle ragioni. L’altra, la poca importanza che si attribuisce alla prevenzione.

– Le mamme – sottolinea – ingeriscono farmaci senza conoscerne le conseguenze e si alimentano male. Hanno una scarsa informazione e non sono seguite opportunamente durante la gravidanza.

– In altre parole – interrompiamo -, la malformazione congenita nei bambini è causata in gran parte dall’ignoranza…

– Sì, esatto – conferma D’Agostino -. Dall’ambiente e dall’ignoranza. I dati scientifici indicano che l’incidenza è maggiore in quei paesi in cui non esistono condizioni socio-economiche favorevoli…

– Paesi in cui la popolazione è giovane, il grado d’istruzione molto basso ed in cui le famiglie sono numerose, con una media di 5, 6, 7 figli.

– Nascono tanti bambini – commenta il nostro intervistato con voce grave – perché in quei paesi non esiste nessun controllo, non c’è l’aborto, non c’è prevenzione. E non si ha cura della madre durante la gravidanza . L’altro aspetto ugualmente importante – sottolinea – è la gestione di questi bambini. Devo dire che i più fortunati, muoiono. Gli altri, quelli che sopravvivono, devono vivere con le loro malformazioni perché, purtroppo, non c’è chi li opera.

– In altre parole, l’organizzazione socio-sanitaria nei paesi poveri non si preoccupa dei più piccoli o, pur preoccupandosi, non investe sufficienti risorse in questo tipo di interventi.

Muove affermativamente la testa e afferma:

– Non investe sufficienti risorse, questa è la realtà. Non ci si preoccupa dei bambini con malformazioni congenite. E’ un problema della famiglia se ha incontinenza urinaria, se ha il labbro leporino o se ha l’ano che sfocia nella vagina.

Ignoranza? Disinteresse? Incompetenza dei medici? Forse. Ma D’Agostino segnala un altro elemento al quale attribuisce una enorme importanza: “la capacità organizzativa”.

– Singoli medici molto ben preparati li troviamo ovunque – ammette per poi soffermarsi su quello che ritiene un grosso handicap:

– Il singolo medico non riesce a incidere sui risultati. Ciò che, negli anni, ha fatto la differenza nella medicina è la capacità organizzativa. Se non si riesce a organizzare un lavoro d’equipe tra i professionisti della medicina, è impossibile ottenere i risultati sperati. Noi chirurghi possiamo anche restare 10 ore in sala operatoria. Poi vi è l’assistenza post-operatoria. Stiamo attenti a che non vi siamo complicazioni ma, in realtà, possiamo restare al lato del paziente non più di 5 minuti.

Spiega che, in sostanza, chi garantisce l’evoluzione post-operatoria del paziente sono le infermiere. E sono sempre loro coloro che assicurano le condizioni di sterilità dell’ambiente anche in quei luoghi in cui la sterilità è assai approssimativa e lascia  molto a desiderare.

– Io, nel mio Ospedale – ci dice – non vedo il percorso di sterilizzazione dei ferri. Ho il mio peronale che si preoccupa di impostare e preparare per me il tavolo della sala operatoria: i ferri chirurgici adatti al tipo di intervento previsto. Nei paesi occidentali è così. Ciò permette d’ottenere ottimi risultati. Il medico che deve pensare a tutto non può farcela.

Mauro Bafile

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