Mezzano. “Segni sparsi del rurale”

Il nome
Sull’origine del nome “Mezzano” sono state avanzate varie ipotesi: alcuni lo fanno derivare dalla parola latina “Medianum”, in opposizione a Imer – da “Imus” – e Siror – da “Superior” -, posti sotto e sopra; altri, invece, fanno derivare il nome del paese dalla famiglia veneta “De Mezan” che avrebbe dominato sulla zona; altri, ancora, lo derivano da un toponimo prediale latino in “Anum” come ve ne sono molti altri in Trentino.

La Storia
Le vicende storiche di Mezzano sono sempre state legate a quelle della Comunità di Primiero, pur avendo esso mantenuto nei secoli una sua particolare caratterizzazione di paese agricolo e autonomo. Non vi sono attualmente prove documentali anteriori all’anno mille, anche se vari ritrovamenti archeologici in valle testimoniano una colonizzazione, anche se solo stagionale e in quota fin dal periodo mesolitico.

La situazione agli inizi del secondo millennio è, tuttavia, quella di una valle abitata e organizzata dal punto di vista amministrativo in quattro columelli: Transacqua con Ormanico e Siror; Tonadico; Imer con Canal San Bovo; Mezzano. I problemi generali della Comunità di Primiero erano discussi dal popolo riunito in Parlamento nella piazza della Pieve dove erano conservati gli statuti approvati nel 1307 da Bonifacio de Lupis.

Questa forma autonoma ed organizzata della Comunità fa in ogni caso pensare alla presenza di un’entità molto più antica.
Seguendo le vicende della Comunità di Primiero, Mezzano passa sotto varie dominazioni: dagli Scaligeri a Carlo di Lussemburgo, Giovanni di Carinzia, i Tirolesi, De Lupis, Carraresi. Passata sotto il dominio dei Duchi d’Austria, Conti di Tirolo, la valle viene consegnata ai conti Welsperg nel 1401. Questi vi domineranno per quattro secoli.

Un itinerario
tutto da scoprire
Mezzano sorge ai piedi delle famose Dolomiti delle “Pale di San Martino”, riconosciute recentemente dall’Unesco quale Patrimonio dell’Umanità.

Una sequenza quasi continua di vecchi edifici in pietrame e legno, rurali e residenziali, articolati organicamente ad “avvolgere” il tracciato dell’antica strada per Feltre secondo uno schema radiocentrico compone il centro storico di Mezzano.

Stradine anguste a misura dei vecchi mezzi agricoli, slarghi irregolari con le antiche fontane di pietra, improvvisi orti rigogliosi e fioriti, una serie di segni – finti bugnati, fregi, fasce marcapiani, affreschi di una religiosità ingenua ma intensa – completano questo nucleo che, pur privo di episodi monumentali, è nella sua unità esso stesso monumento, ossia ricordo e testimonianza della storia culturale, sociale, religiosa ed economica di una comunità essenzialmente agricola e contadina.

I restauri sono filologicamente corretti; i riusi rispettosi; i nuovi edifici (tra cui il centro civico recentemente premiato in concorso nazionale) attestano la presenza di una contemporaneità architettonica in continuità con lo spirito della tradizione; le opere pittoriche recenti raccontano le leggende e la natura del luogo.

Mezzano, quindi, quasi integro nella sua identità e insieme arricchito e attualizzato dalla presenza di elementi nuovi felicemente inseriti nel tessuto originario, scenario suggestivo di cerimonie religiose e feste antiche fedelmente riproposte a un’utenza nuova e composita costituisce il raro esempio di un piccolo borgo di montagna che si evolve realizzando il presente senza tradire il suo passato di luogo arcaico, agricolo, magico.

Il nostro itinerario si snoda attraverso i cinque temi principali del paese: le 20 pitture murali; le oltre 100 iscrizioni; i 400 orti; il sistema delle acque; le architetture.

Fuori dal borgo, tre sentieri di mezza quota segnalati e raccontati e altri itinerari tra masi, tabià e malghe.

Il prodotto del borgo
Tra gli alimenti la “Tosela”, formaggio fresco da latte appena munto, ottimo se cotto con crosta croccante in padella; il “botiro” (burro) di malga; il “brazedel”, dolce propiziatorio di fine anno. Tra i prodotti della manualità, i tessuti in lana o lino realizzati a mano su antichi telai (particolare il disegno a damasco), unici in Trentino e in Italia; le sculture in legno.

Il piatto del borgo
la classica “Polenta, tosela, luganega e finferli”; ma consigliato anche “El tonco con polenta e teghe a la poina”, salsiccia a pezzetti in sugo di farina di frumento con fagiolini stufati alla ricotta affumicata.

La scheda del borgo
Provincia di Trento
Come si raggiunge
Si può raggiungere: in auto da Trento lungo la statale della Valsugana, deviazione per Primiero e San Martino di Castrozza all’altezza di Primolano; dalle autostrade: Padova o Vicenza, per Bassano e statale della Valsugana, deviazione per Primiero e San Martino di Castrozza all’altezza di Primolano. In trento: da Padova si prende per Feltre; si prosegue poi per 30 km con taxi o mezzi pubblici.

 

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