L’Italia che vorremmo, noi italiani all’estero

Un voto serio, ponderato e lungimirante quello espresso dagli italiani all’estero. Forse sarebbe il momento di un mea culpa da parte di tutti quelli che non risparmiavano ironie e critiche al nostro mondo, che ci aspettavano al varco pronti a sbeffeggiare eventuali candidati naif ed eletti poco preparati. Li abbiamo avuti ma, molto spesso, tra quelli espressi in loco non troviamo di meglio (Scilipoti docet).

In quest’occasione gli elettori all’estero hanno dato una prova di serietà dando un voto di fiducia agli schieramenti di PD e Monti, ben coscienti che i problemi che deve affrontare l’Italia richiedono un governo in grado di elaborare un programma credibile sia internamente che all’estero. Sperare di affidare la guida del paese a persone capaci di gestire crisi interne e rapporti internazionali significa semplicemente capire che il mondo non finisce dentro i confini nazionali e che non è pensabile costruire futuro con le chiusure o peggio ancora uscendo dall’euro.

 

È vero che gli italiani all’estero non soffrono in prima persona le conseguenze di una crisi che ha eroso il potere di acquisto delle famiglie, nè l’incubo delle tasse che hanno portato alcuni alla disperazione e perfino al suicidio, o l’angoscia di un futuro senza futuro per i giovani che cercano disperatamente un lavoro. È vero che gli italiani all’estero non sono stati travolti in prima persona dagli scandali che si sono susseguiti in maniera davvero sconvolgente negli ultimi tempi e che hanno visto protagonisti soprattutto i politici, ma la pulizia della casa non si fa bruciando tutto.

 

Più di un terzo degli elettori italiani ha dimenticato il baratro in cui eravamo precipitati un anno fa e ha gettato tutte le colpe su Monti, quella stessa persona che nei primi mesi era stata accolta come il salvatore della patria. Silvio Berlusconi ne ha approfittato e, conoscendo le sue capacità in campagna elettorale, si è rimesso in campo con gran vigore e ha incominciato a sfornare una promessa dietro l’altra, manipolando la delusione e la voglia di speranza degli italiani. Che di nuovo ci hanno creduto.

L’altro terzo ha guardato a Grillo come al nuovo messia. Tra una parolaccia e l’altra, tra un insulto e l’altro, il leader del M5S ha catalizzato le rabbie dei più ed ha elaborato un programma che ci fa proprio pensare al peggior populismo sudamericano. E in molti hanno creduto anche a lui.

 

È indubbio che né Monti né Bersani siano esenti da errori e che ora dovranno rivedere strategie e programmi ma entrambi sono persone preparate, oneste (nessuno dei due ha carichi pendenti) disposte, ciascuno a modo suo e secondo una propria visione della realtà, a lavorare per la ripresa dell’Italia e per un suo rafforzamento nell’ambito delle organizzazioni internazionali.

Brucia pesantemente l’offesa mossa al nostro paese dal candidato socialdemocratico alla cancelleria tedesca, Peer Steinbrueck che si è detto”inorridito dalla vittoria di due clown” e ha aggiunto che si riferiva al “comico di professione Beppe Grillo, mentre l’altro è uno che agisce sotto l’impulso del testosterone”, cioè Silvio Berlusconi. Brucia tanto che Napolitano in visita in Germania ha annullato l’incontro che avevano in programma. Ma tanto più brucia a noi che, pur vivendo fuori manteniamo intatto l’orgoglio delle nostre origini nonostante le battute spesso molto più pesanti di cui siamo oggetto.

L’Italia che vorremmo, quella che hanno sostenuto gli italiani all’estero con il proprio voto, è un’Italia guidata da un capo di Governo capace e degno di rispetto. A dimostrazione che da tempo ormai la valigia di cartone è rimasta nel baule dei ricordi e le nuove generazioni sono costituite da persone, che se ascoltate, potrebbero contribuire alla crescita del paese.

Uno sguardo ai risultati elettorali italiani basta però per capire che chiedere a una certa parte dell’Italia di guardare fuori, di apprezzare quanto da noi costruito è più difficile del chiedere la luna.

Mariza Bafile