Nuovo ‘vaffa’ di Grillo a Bersani

ROMA  – Il lungo vuoto che intercorre tra le elezioni e l’insediamento delle Camere, non fa che aumentare il nervosismo dei protagonisti e la confusione. Le affermazioni di Pier Luigi Bersani e dei dirigenti del Pd circa l’intenzione di ”dialogare” con i parlamentari del Movimento Cinque Stelle, vengono lette da Beppe Grillo come il tentativo di ”comprare” i propri senatori e deputati per ottenere la fiducia ad un governo Bersani, ipotesi esclusa anche da Gianroberto Casaleggio, cofondatore dell’M5S. E mentre alcuni dirigenti del Pdl carezzano l’idea di un governo con il Pd, Silvio Berlusconi spiazza tutti lanciando la proposta di un nuovo voto, su cui invece il presidente Giorgio Napolitano frena (così come fa – carta d’identità alla mano – su un suo ‘bis’). Bersani, in una intervista, ha ‘offerto’ un governo che ”propone sette o otto punti qualificanti e che chiede in Parlamento la fiducia a chi ci sta”. Idea che riprende il concetto espresso prima delle urne di ”scouting” tra i ‘grillini’ in Parlamento. Cosa che ha provocato l’ira di Beppe Grillo, che sul suo blog parla di ”mercato delle vacche” che però fallirà’ perchè ”il M5S, i suoi eletti, non sono in vendita”. Insomma ”se il Pd vuole trasformare Camera e Senato in un Vietnam il M5S non starà certo a guardare”.

Invano cercano di gettare acqua sul fuoco Vasco Errani e Alessandra Moretti che escludono ”accordi sottobanco”: il clima resta tesissimo perchè la ”sfida” di Bersani ai gruppi parlamentari M5S è una oggettiva sfida alla leadership di Grillo. Anche Casaleggio ha escluso che M5S formi un governo con il Pd.

– Se verrà messo insieme un governo, formato da altri partiti – ha detto – il Movimento darà il proprio voto a tutto ciò che costituisce parte integrante del proprio programma.

Quindi i grillini ”tifano” per un ”governissimo” Pd-Pdl, escluso invece dai Democrats come ha ribadito Bersani. In questa situazione nel Pd si comincia a prendere in considerazione la possibilità che il tentativo di Bersani naufraghi e che il segretario faccia un passo indietro in favore di un altro esponente Pd, come ammette Moretti.

– Queste cose non si dicono sui giornali – ammonisce Walter Verini, che invita alla calma:

– Le consultazioni non si fanno via Twitter ma al Quirinale – dice il deputato vicino a Walter Veltroni.

Si è tirato fuori dalla mischia Matteo Renzi, tirato in ballo dai retroscena di alcuni giornali.

A sorpresa Silvio Berlusconi ha però mischiato le carte.

– Io non sarei così ostile – ha detto – a una continuazione della campagna elettorale e andare dopo aver cambiato la legge elettorale immediatamente a nuove elezioni.

In questa ottica va letta la convocazione per il 23 marzo di una manifestazione contro i magistrati che lo stanno indagando a Napoli per aver ”comprato” nel 2006 il senatore De Gregorio. Ma a frenare su un immediato nuovo ricorso alle urne, come avvenne in Grecia un anno fa, è il presidente Napolitano.

– Andare a rivotare non mi interessa. Non ho potere di scioglimento delle Camere – dato che è nel semestre bianco e lascerà il Quirinale a metà aprile.

– Dubito – ha quindi aggiunto – che un nuovo presidente possa pensare solo a sciogliere le Camere.

Quindi è meglio, è il sottointeso, che tutti si impegnino prima in altre soluzioni che assicurino un governo al Paese.

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