Berlusconi-Toghe, nuovo scontro: “Il 23 in piazza”

Pubblicato il 01 marzo 2013 da redazione

ROMA  – Dopo la presa di posizione del Pdl che, compatto, aveva gridato al ‘complotto giudiziario’ contro Silvio Berlusconi, ieri è stato il diretto interessato ad andare a testa bassa contro la magistratura bollata come ”cancro” contro cui scendere piazza. La macchina organizzativa è stata già avviata per la manifestazione indetta sabato 23 marzo a Roma. Una data significativa quella scelta dall’ex capo del governo: oltre all’attenzione mediatica concentrata sulla Capitale per il Conclave ed il nuovo governo proprio per quel giorno è attesa la sentenza del processo Mediaset preceduta di qualche giorno da quella del processo Ruby.

La decisione di manifestare contro le toghe fa insorgere l’Anm:

“creditare i magistrati indebolisce lo Stato, è inaccettabile”, è l’accusa del sindacato. Parole però che non scombinano per niente i piani dell’ex capo del governo così come di tutto il vertice del partito, pronto a mobilitarsi in vista dell’appuntamento a piazza San Giovanni.

A replicare all’associazione nazionale magistrati ci pensa il segretario Angelino Alfano:

– L’Anm non valichi i limiti della Costituzione.

Il Cavaliere invece è un fiume in piena contro quella parte della magistratura che ”vuole eliminarlo” non essendoci riuscita con ”il sistema democratico delle elezioni”. In aula a Milano per rendere dichiarazioni spontanee nell’ambito del processo Mediaset, Berlusconi non usa giri di parole per bollare come ”una cantonata” la condanna a 4 anni richiesta dal Pm.

Il processo Unipol a detta del Cavaliere è invece ”un’invenzione” mentre sulle nuove accuse di corruzione che arrivano dalla procura di Napoli l’ex premier fornisce la sua spiegazione: il senatore Sergio De Gregorio che secondo le indagini avrebbe ricevuto 3 milioni di euro dal Cavaliere per passare dall’Idv al Pdl, è ”stato costretto dai Pm a mentire per evitare la galera”. De Gregorio smentisce che le cose siano andate cosi’. Per Berlusconi, invece, il senatore ”ha reso dichiarazioni gradite ai pm contravvenendo a quello che aveva detto in Parlamento e nel corso di dichiarazioni pubbliche”.

Il voltafaccia di De Gregorio, secondo Berlusconi, si spiega solo in un modo:

– L’ex senatore ha barattato la sua libertà personale con le dichiarazioni ai pubblici ministeri.

Quanto al merito delle accuse, Berlusconi le respinge spiegando che ”solo dei pazzi potevano ricorrere a dei versamenti in nero, pericolosi e illeciti”. Romano Prodi, invece, si dice ”scosso” dall’affaire De Gregorio , definito ”un episodio tristissimo e, se vero, un attentato alla democrazia”.

Le considerazioni di Berlusconi evidenziano la rabbia dell’ex capo del governo che con i suoi fedelissimi ha ripreso a parlare di ”complotto” per metterlo in un angolo proprio nei giorni delle trattative per la formazione del governo. E’ proprio in quell’ottica che l’ex premier legge gli ”attacchi” che arrivano dal ”partito dei giudici”:

– Vedrete che è solo l’inizio – continua a ripetere ai suoi. Ecco perchè Berlusconi è tornato ad accarezzare l’ipotesi di negare qualsiasi appoggio ad un eventuale governo di larghe intese (a meno che non ci siano delle garanzie che vadano oltre l’offerta della presidenza del Senato al Pdl) e chiedere di tornare al voto.

L’ipotesi di un ritorno alle urne non lo spaventa, convinto di poter recuperare quei voti che sono mancati per la vittoria. Il fattore tempo poi, a suoi dire, gli consentirebbe di avere un vantaggio anche se a correre per il Pd dovesse essere Matteo Renzi, l’unico che il Cavaliere teme veramente.

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