Camera il 15/3, poi la parola a Napolitano

ROMA  – Un sospiro di sollievo da parte dei partiti ha accolto l’annuncio del Quirinale del mancato anticipo della convocazione delle Camere dal 15 al 12 marzo. E’ infatti lontano dalla soluzione il puzzle della scelta dei presidenti dei due rami del Parlamento, decisione che si intreccia con i due successivi passaggi istituzionali, anch’essi lontani dall’essere chiari, cioè la nascita del governo e l’elezione del presidente della Repubblica ad aprile.

Già venerdì 15 le Assemblee di Montecitorio e Palazzo Madama procederanno al primo voto per l’elezione dei rispettivi presidenti. Alla Camera il Pd ha la maggioranza assoluta dei voti, quindi potrebbe eleggere un proprio deputato anche al primo scrutinio (si parla di Dario Franceschini). Ma lo scranno più alto potrebbe essere ceduto per favorire una convergenza in Senato sul nome di un presidente Pd, o in vista dell’elezione del presidente della Repubblica o nell’ottica di un dialogo che favorisca la nascita un governo a guida Democrat.

Il partito guidato da Bersani vuole infatti per sè la presidenza di Palazzo Madama sia perchè lì i numeri sono ”ballerini” (123 il Centrosinistra, 118 Centrodestra, 54 Grillo, 19 Monti) sia perchè se dovesse fallire il tentativo di Bersani di formare il governo e si arrivasse ad un esecutivo istituzionale, il presidente del Senato è il candidato naturale a guidarlo.

In questa ottica Anna Finocchiaro è l’esponente Democrat con più chance. Altrimenti si cadrebbe su un esponente del Centro, con Mario Monti in pole position, seguito da Linda Lanzillotta (Pier Ferdinando Casini sembra fuori da giochi). Il Regolamento del Senato richiede nei primi due scrutini la maggioranza assoluta dei voti dei componenti l’Assemblea; poi nella terza votazione, il giorno successivo, si scenderebbe alla ”maggioranza assoluta dei voti dei presenti”. Dopo di che, in caso di fumata nera, si procederebbe sempre il 16 marzo, al ballottaggio ”fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti”.

Se nel Pd, e sarà decisiva la Direzione odierna, avanzasse l’ipotesi di non escludere un dialogo con il Pdl o per il governo o per il Quirinale, per questo partito tornerebbe in ballo la presidenza della Camera, con Maurizio Lupi in pole position. Più difficile per il Pdl lo scranno piu’ alto del Senato, per il quale sarebbe pronto Renato Schifani per un ibis. L’elezione dei presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama, farà dunque capire gli scenari successivi. Quindi si passerà a costituire nelle due Camere i gruppi parlamentari che, a loro volta eleggeranno i propri presidenti a scrutinio segreto, e non certo con alzata di mano come si è visto alla riunione dei M5S. A questo punto il Presidente Napolitano avvierà nella settimana successiva le consultazioni.

Ma sullo sfondo rimane l’elezione del presidente della Repubblica con Napolitano che potrebbe succedere a se stesso, a dispetto dei suoi dinieghi. Altri nomi di personalità autorevoli, che siano di garanzia ai partner europei, come Romano Prodi, dipenderanno dal quadro politico che uscirà dalla nascita di un eventuale governo. Altrimenti si corre a nuove urne.

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