Dal Pd sì a Bersani ma ‘no’ al ‘Piano B’

Pubblicato il 06 marzo 2013 da redazione

ROMA  – Sul sentiero stretto e costellato di ”forsennati sbarramenti” per creare un governo di minoranza, Pier Luigi Bersani non è solo. Almeno non per ora. Il Pd, con un solo astenuto, dà al segretario il mandato per andare avanti sulla proposta di 8 punti per stanare, anche con una consultazione via web, il M5s.

– Non ho sentito piani B – tira il fiato, dopo 8 ore di direzione, il leader che, tornando ad escludere governissimi con il Pdl, è attento a ribadire il rispetto per il Colle pur evidenziando che non ci sono molte alternative perchè ”gli altri non offrono di meglio”.

Era tempo che al terzo piano del Nazareno non si vedeva il pienone delle grandi occasioni: anche i neoparlamentari sono accorsi e sono più di 50 gli iscritti a parlare. Gli unici due big che rinunciano a prendere la parola, e forse non è un caso la comune scelta, sono Matteo Renzi, che come altre volte lascia la riunione dopo la relazione del segretario e, qualche ora dopo, Walter Veltroni.

Bersani, però, non è uno che si offende e alla fine, più che alle assenze, dà peso ai consensi al suo piano di governo. Appoggio che consentirà di chiamare il presidente della Repubblica per illustrargli il programma con cui cercare di costruire un governo di scopo.

– Il colpo per un risultato deludente c’è stato, non credo sia assolutorio dire che c’eravamo accorti del problema – ammette il candidato premier che, a questo punto, pensava di essere arrivato a Palazzo Chigi e non alla ricerca di una difficilissima soluzione. Vittoria mancata, ammettono in molti indicando diversi colpevoli, dal sostegno a Monti ai difetti di comunicazione, e non nascondendo che lo choc è ancora vivo.

Il leader, però, pur accennando al prossimo congresso per una nuova leadership, invita a ”liberarsi dal senso di colpa” della mancata vittoria e a guardare avanti. L’immediato orizzonte del Pd è tentare nei vari passaggi, a partire dalle consultazioni con Napolitano, di aprirsi un varco per fare un esecutivo, sia pur a tempo, con i grillini e se ci sta anche con Mario Monti che, però, ”non è stato decisivo”. Se si può aprire a ”corresponsabilità” con le altre forze, Pdl incluso, per le presidenze delle Camere, il leader Pd, e con lui quasi tutti i big tranne uno smarcamento di Massimo D’Alema, sbarra la strada ad ogni ipotesi di governissimo.

– Non riteniamo né praticabili né credibili accordi di governo tra noi e la destra – è il paletto di Bersani, di fatto l’unico, visto che il leader evita di pestare i piedi al Colle, dando fiato ai pasdaran dem del voto anticipato.

L’altro scenario, che gira nei Palazzi, ovvero il governo del Presidente, viene esplicitato in direzione solo da Umberto Ranieri, da sempre vicino al Capo dello Stato. Se falliamo, è il messaggio cauto ma esplicito del segretario, ”c’è il Capo dello Stato e a chi dice ‘governo del presidente’ lo dice il lessico che non spetta a noi anche se bisogna intendersi su che cosa vuol dire”.

Comunque, è il warning lanciato dal segretario, ai tanti politici che già pensano a subordinate ”non si facciano fantasie, noi non scompariamo”. Si vedrà, per ora nel Pd ”non esiste alcun piano B ma un’iniziativa A” che guarda più all’elettorato grillino, su cui Bersani spera di far breccia, che al comico genovese.

– Davanti al Paese ognuno si prenderà le sue responsabilità e anche chi ha avuto un consenso di 8 milioni elettori e ha scelto la via parlamentare deve dire cosa vuole fare – incalza il leader avvertendo che il Pd non accetta ”accordi spuri” né farà il bersaglio, facendosi ”sparare a palle incatenate”. Ad ora la strada è in salita e tutti lo sanno, leader incluso, determinato però a giocarsi fino in fondo la sua ultima carta.

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